Sulla gestione di De Bruyne si parrà la nobilitate di Allegri (e il futuro prossimo del Napoli)

Lo ha sempre trattato con i guanti ma col Villarreal il belga ha ignorato le sue indicazioni. Manda spesso e volentieri a quel paese i compagni. Max è chiamato a una complessa opera di ricomposizione, con l'ombra di un addio a gennaio in caso di fallimento

Sulla gestione di De Bruyne si parrà la nobilitate di Allegri (e il futuro prossimo del Napoli)

3FFDG43 Naples, Italy. 8th September, 2026. Napoli's Belgian midfielder Kevin De Bruyne and Massimiliano Allegri during training ahead of the UEFA Champions League MD-1 SSC Napoli vs Arsenal at Castelvoturno SSC Napoli traning center Caserta, September 08, 2026. Credit: Antonio Balasco/Alamy Live News

Le notizie sono due, strettamente connesse tra di loro. La prima è che a Napoli e nel Napoli il dibattito ruota attorno a un calciatore di 35 anni. Mentre tutt’attorno è un fiorire di Tresoldi e di Doumbia che i club italiani hanno fatto volare via perché incapaci di comprenderne il talento e perché preda di quella che sta diventando una vera e propria malattia, ossia l’idiosincrasia nei confronti dei giovani.

Qui sviluppiamo principalmente il secondo tema. Ossia De Bruyne nel Napoli. Il valore del calciatore ovviamente non è in discussione. Ma la sua gestione è a dir poco problematica. Lo è stata anche con Conte. I due non si sono mai presi. Pronti via, ci furono le due sostituzioni ravvicinate: la prima – comprensibile – a Manchester per l’espulsione di Di Lorenzo, e il belga non disse nulla; la seconda – decisamente meno – a San Siro contro il Milan sul risultato di 2-1 per i rossoneri. Kdb ebbe un gesto di stizza e Conte non si tirò indietro in conferenza stampa: “con me ha sbagliato palazzo”. L’infortunio e gli oltre quattro mesi di stop salvarono il Napoli dal tormentone. Va detto che senza il belga, lo scorso anno si vide il Napoli migliore. A fine campionato sono poi arrivate le note dichiarazioni di Kdb su Conte, non proprio amichevoli. Se il tecnico fosse rimasto, lui sarebbe andato via.

Pagelle Conte De Bruyne e Conte: storia di un rapporto mai nato

De Bruyne è un fuoriclasse spigoloso

Dopo Conte, è arrivato Allegri. Come è ormai noto, il livornese sarebbe dovuto arrivare un anno prima, dopo lo scudetto (quando Conte era ormai con un piede e mezzo fuori dal club). E De Bruyne fu preso anche per Max che da sempre ama i piedi buoni e chi a calcio sa giocare. Allegri si è speso in ogni modo per il belga. Con frasi che sono pericolose per chi gestisce un gruppo di calciatori professionisti. Del tipo “è diverso dagli altri, vede cose che altri non vedono”. Tutto vero ma se poi il figlioccio ti manca di rispetto davanti a tutti, come l’altra sera in Champions, il rischio di perdere la leadership è alto. Il tecnico lì per lì ha pure pensato di toglierlo subito dal campo: sarebbe stata una frattura netta. Diciamo alla Conte. 

Perché De Bruyne ha il suo caratterino. Non è un fuoriclasse concavo. È un fuoriclasse spigoloso, diciamo alla Ibrahimovic. Per chi è anziano come chi scrive, potremmo citare il sovietico (poi ucraino) Oleg Blokhin pallone d’Oro 1975 che mandava a quel paese i compagni a ogni passaggio che lui considerava sbagliato.

Ibrahimovic Ibra Milan

Allegri deve trovare un compromesso

Non stiamo qua a discutere del comportamento di De Bruyne. È così e basta. Stiamo qua a discutere della sua gestione. Il belga non è amato (eufemismo) nello spogliatoio. Che non sarà lo spogliatoio del Manchester City, qualcuno è calcisticamente vecchiotto, ma parliamo pur sempre di atleti che hanno vinto due scudetti in quattro anni. Non è il City ma non è nemmeno il Borgorosso. In un gruppo il fuoriclasse stizzoso e poco diplomatico viene rispettato se più o meno ti garantisce la vittoria. Come Ibra. O Cristiano Ronaldo. Se invece, a prescindere dal luminoso curriculum, incide realmente una partita sì e due no, l’atteggiamento cambia.

Ora la patata bollente è in mano ad Allegri. Il Napoli lo ha ingaggiato per questo, perché è un tecnico esperto. Quella di Villarreal non è stata una bella scena. Il tecnico voleva che lui arretrasse per avviare la manovra, il belga lo ha ignorato perché vuole giocare più vicino alla porta. Non solo, ma – come spesso fa – ha dispensato vaffa ai vari compagni. Il giudizio che lui ha dei calciatori del Napoli pare non essere lusinghiero.

Non sappiamo quante volte ad Allegri sia capitata una situazione simile. Di certo non lo avevamo mai visto – in tutta la sua carriera – così furioso come nel post-partita di Villarreal. Il bivio non è semplice. Tagliare il problema con l’accetta sarebbe la soluzione più facile e la meno utile. Una soluzione da bar. De Bruyne fuori e amen. Ma il Napoli perderebbe il calciatore più forte. Allo stesso tempo, però, non può rimanere dentro e continuare a fare quel che gli pare, a disobbedire alle indicazioni tattiche del tecnico e a trattare con sufficienza (eufemismo) i compagni. Il problema è più serio di quel che si possa pensare. Allegri deve provare a tenerlo nel gruppo ma con un altro comportamento, altrimenti perde tutta la squadra. Un compromesso almeno fino a gennaio. Questo è lo stato delle cose. E per questo gli allenatori di grandi squadre guadagnano tanto. Perché non ragionano come al bar. Poi, si sa, nel calcio tutto cambia molto rapidamente. Potrebbe finire con De Bruyne eroe della stagione o con De Bruyne fuori rosa o lontano da Napoli già a gennaio. Ma quel che contano sono le decisioni che prenderà Allegri nell’immediato.