Mourinho in conferenza: “Non sono un tecnico testardo, c’è molto da fare, l’obiettivo è la qualificazione”

"Cerco di trovare la migliore combinazione possibile per garantire equilibrio e qualità. Se a Roma avessimo giocato dall’inizio con Bernardo e Arda, avremmo subito cinque gol, perché non avevamo la capacità di reggere quella situazione".

Mourinho in conferenza: “Non sono un tecnico testardo, c’è molto da fare, l’obiettivo è la qualificazione”

Jose Mourinho, head coach of Real Madrid CF, speaks during a press conference ahead of the LaLiga EA Sports football match against Real Sociedad at Ciudad Real Madrid in Madrid, Spain, on August 25, 2026. (Photo by Alberto Gardin/NurPhoto) (Photo by Alberto Gardin / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

José Mourinho, tecnico del Real Madrid, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della gara contro il Lipsia valida per la terza giornata. Non è mancato un passaggio sul rocambolesco successo di sette giorni fa contro la Roma all’Olimpico.

Sulla partita. “Il Lipsia è la squadra che ha battuto il PSV, ha tre punti e vuole qualificarsi. Noi abbiamo vinto tre partite in poco tempo e nell’ultima abbiamo giocato molto bene. Dobbiamo continuare così. Non è perché hai vinto tre partite che vinci automaticamente anche la quarta“.

Su arbitro e Var. “L’arbitro di domani non è uno con cui si può scherzare. La sua personalità farà sì che il VAR non abbia tutta questa importanza. Sono contento di Kovacs“.

Real Madrid tra le favorite alla Champions e “caso” Vinicius-Diomande

Vinicius scortato da Mourinho in panchina

mbappe

Real Madrid favorito per la Champions. “No, è presto. L’obiettivo del Madrid, al momento, non è vincere la Champions, madiomande qualificarsi. Se poi raggiungeremo i punti necessari, vedremo il secondo obiettivo, cioè evitare i playoff. È una cosa che possiamo fare. Serviranno molti punti per evitarli. Andiamo avanti un passo alla volta. Prima dobbiamo entrare tra le prime 11-12 squadre, poi daremo tutto per vincere“.

Sulla presenza dei calciatori a Valdebebas. “Io sono rimasto qui stanotte. Il numero di ore che trascorri qui non significa necessariamente che tu stia lavorando. Magari un giocatore riesce a uscire di nascosto, nascosto in un’auto, e voi non lo sapete. In senso positivo, mi fa piacere che se ne parli. Jude ha questa cultura del recupero e della cura dei dettagli. Diomande viene sempre nel pomeriggio con il fisioterapista per prendersi molta cura di sé. La cosa più importante è che qui dentro ci sia una normale dinamica di lavoro. Mi piace molto“.

Su Vinicius e Diomandé. “L’unica cosa intoccabile è lo stemma. Ciò che rende intoccabili i giocatori non è la fascia da capitano, il loro status o gli anni trascorsi nella squadra, ma il livello che dimostrano in campo. Domani Vinicius giocherà come ala sinistra. Yan non sa se giocherà domani oppure no, quindi immaginatevi voi…”.

Sul livello del Real Madrid. “C’è ancora molto da fare. Siamo qui da tre mesi. È impossibile essere già dove vogliamo arrivare. Dobbiamo migliorare continuamente come collettivo. Più ci conosciamo, più cresce l’empatia tra noi. Le aspettative sono massime e ne sono perfettamente consapevole, ma non dobbiamo perdere di vista il fatto che c’è ancora tanto lavoro da fare a diversi livelli.

Per esempio, l’aspetto tattico è il risultato di un processo di apprendimento e di accumulo di conoscenze. Non sono un allenatore testardo, di quelli che vivono o muoiono per un’unica idea. Questo significa che sono sempre disposto ad analizzare e comprendere le situazioni, per cercare la soluzione migliore“.

Arda Guler, Valverde, Mbappé, Espi e l’equilibrio in campo

Mbappè

Su Arda Guler e Valverde. “La cosa migliore per loro è stare in campo. Sono diversi e hanno esperienze differenti. Hanno la capacità di essere duttili e di adattarsi a più posizioni. Ci sono giocatori che, se non giocano nel proprio ruolo, non giocano affatto. Non è una scelta che si può sempre fare liberamente.

L’altro giorno abbiamo giocato con un centrocampo diverso, con un giocatore più posizionale e un altro più creativo. Dipende dalla situazione. Cerco di trovare la migliore combinazione possibile per garantire equilibrio e qualità. Se a Roma avessimo giocato dall’inizio con Bernardo e Arda, avremmo subito cinque gol, perché non avevamo la capacità di reggere quella situazione. A volte avrò ragione, altre volte no“.

Su Espì e Mbappé insieme. “È difficile. All’inizio sarà complicato. Con un 4-4-2 sì, ma con quel modulo, se si considerano i giocatori sulle fasce, si finisce per avere un 4-2-4. E lì ho dei dubbi sul fatto che possiamo vincere“.

Sul bilancio dei primi 100 giorni. “Ero preparato. Non posso parlare di sorprese, né dire se mi aspettassi qualcosa di meglio o di peggio. Mi aspettavo esattamente ciò che ho trovato. Ho voluto vedere le cose con i miei occhi e anche ascoltare. Non sono venuto qui pensando che sarei rimasto 100 giorni oppure tre anni. Cerco di dare il massimo ogni giorno“.