Caro Napoli: se non vinci con il Villarreal, con chi puoi vincere?
Ci siamo ritrovati catapultati in una serata che lascia soltanto una scia di preoccupante smarrimento. No ai processi sommari ma sì alle domande

Napoli's French defender #05 Benoit Badiashile (L) and Villarreal's Spanish forward #07 Gerard fight for the ball during the UEFA Champions League, league phase, matchday 2, football match between Villarreal CF and SSC Napoli at La Ceramica Stadium in Vila-real on October 13, 2026. (Photo by JOSE JORDAN / AFP)
Dalla certezza all’ennesimo cortocircuito. Soltanto domenica ne decantavamo la maturità, la crescita cinica e quella capacità di azzannare i momenti della partita che appartiene soltanto alle squadre vere, poi prendi l’aereo per Villarreal, ti siedi sul divano fiducioso – con quella legittima presunzione di chi sente di aver trovato la strada dritta – e ti ritrovi catapultato in una serata che lascia soltanto una scia di preoccupante smarrimento. Sia chiaro: non fasciamoci la testa, non è ancora il tempo dei processi sommari e in fondo in classifica abbiamo gli stessi punti dell’Inter (e noi, a differenza loro, non abbiamo l’obbligo costituzionale di vincere la Champions ogni benedetto anno), ma interrogarci sì, abbiamo il dovere morale di farlo.
Eppure, la serata si era messa sui binari della perfezione tattica: angolo studiato nei minimi dettagli, stacco di Amir e palla in buca, con un Napoli per venti minuti abbondanti sembrato maturo, solido, spietato contro un Villarreal apparentemente sotto controllo, quasi rassegnato, fino a quel colpo di testa di Højlund che ha fatto tremare l’incrocio dei pali e che avrebbe chiuso il discorso. Poi però, siccome per noi rinunciare al lansopranzolo o al disastro autoinflitto pare proprio contro natura, ci ha pensato Politano a far felici i farmacisti di Napoli e provincia offrendo un assist a campo aperto per gli avversari che definire “senza senso” è un eufemismo pietoso, un pareggio arrivato dal nulla che ha riacceso i fantasmi e da cui è scaturito un blackout totale con raddoppio spagnolo – su apertura sbagliata di Marin- e squadra completamente smarrita.

Il secondo tempo del Napoli è stato a tratti imbarazzante
A condire una prima frazione surreale, la cronaca del duo di punta di Sky: svogliata, ritmi soporiferi, una telecronaca che tra sbadigli e dissertazioni filosofiche su argomenti di contorno – mancavano solo i seminari di vario genere – non ha certo agevolato la narrazione della gara.
Nonostante il ribaltone, si era andati negli spogliatoi con la vivida sensazione che la partita fosse non solo pareggiabile, ma addirittura ribaltabile, invece la ripresa ci ha regalato una fase calante a tratti imbarazzante, sempre accompagnata dal solito sottofondo soporifero delle voci in telecronaca. Allegri ha provato a sparigliare le carte e cambiare le fiches sul tavolo, ma a parte la buona volontà chi è entrato ha finito soltanto per fare tanta confusione, con la rabbia che aumenta se si pensa che questo Villarreal fumava tanto ma non incendiava mai, e quando ci è andato vicino ci ha pensato il solito Badashile. Bastava un minimo di lucidità che purtroppo è mancata prima a Højlund – che si è divorato la palla del due a due – e poi persino a Lucca, udite udite, con un finale che è stato la classica ciliegina sulla torta dato che il terzo gol degli spagnoli era nell’aria molto più di un ipotetico pareggio azzurro.
Così come si è elogiata domenica la squadra, oggi non si può fare a meno di evidenziare profonda preoccupazione, e lancio una provocazione necessaria: se non vinci con il Villarreal con chi puoi vincere? Se andiamo a vedere ciò che ha fatto la differenza a parte la condizione atletica, sono stati i principi: bene la personalità di Giovane e Badiashile oltre alla generosità di Scott, male invece Højlund usato da unica punta, dato che rende decisamente meglio se ha un “lampione” vicino che gli toglie uomini di torno. Non fasciamoci la testa ma cominciamo ad interrogarci e a cercare di trovare una via di mezzo, purché sia finalmente dritta.