Buonfiglio, il conflitto d’interessi del figlio si ingrossa: lavora per il Venezia attraverso una società esterna
La Gazzetta porta allo scoperto il mega conflitto d'interessi del presidente del Coni che ambisce a fare il commissario della Federcalcio

Dc Roma 04/05/2026 - Il Presidente della Repubblica incontra la Nazionale Italiana di Tennis / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Luciano Buonfiglio
Simpatici i signori del Coni con in testa il presidente Luciano Buonfiglio l’uomo che sta guidando la battaglia per commissariare la Federcalcio di Malagò.
Allora, come scrive la Gazzetta, al Coni stanno facendo di tutto per non far votare in Giunta né Elisabet Spina (responsabile del settore femminile Milan) né Diana Bianchedi (per 13 giorni capo delegazione della Nazionale per la Figc, contratto risolto il 30 settembre). Entrambe ovviamente voterebbero per Malagò, altrimenti il Coni non starebbe cercando a tutti i costi di impedire loro di votare.
Solo che la Gazzetta scrive altro. E cioè che ad avere un conflitto di interessi grosso come una casa è proprio il presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Che vorrebbe votare martedì e che – soprattutto – ambisce a diventare il commissario della Federcalcio in caso di voto contrario a Malagò.

Gli scheletri nell’armadio della famiglia Buonfiglio
Scrive la Gazza:
“Come confermato dal Venezia Calcio, il figlio Marco dall’inizio del campionato lavora per Elevate, agenzia di sport e intrattenimento di livello mondiale, e per loro segue vari progetti tra cui alcuni riguardanti proprio il Venezia. In particolare si occupa della parte corporate del nuovo stadio del club, quindi delle attività commerciali, come naming rights, hospitality o sponsorizzazioni”.
Mentre su Linkedin Marco Buonfiglio risulta direttore commerciale della Kings League, in realtà il suo nuovo incarico (di cui non c’è traccia su Linkedin) farebbe crescere e di tanto il conflitto di interessi del presidente del Coni.
Come scrive Elisabetta Esposito sulla Gazzetta:
“È chiaro infatti che un commissariamento della Figc da parte del Coni, metterebbe il presidente (sia che diventi lui stesso commissario, sia che scelga qualcuno per quel compito) in una posizione anomala rispetto al Venezia”.