Allegri chiami Chiesa: lui e il Napoli possono aver bisogno l’uno dell’altro
Ormai a Liverpool è fuori da tutto. Sembra un ex giocatore, ma il calcio è pieno di storie così. Serve al Napoli e il Napoli serve a lui. Mal che vada, ci teniamo gli esterni che abbiamo. Nessuno ha nulla da perdere

Liverpool's Italian striker #14 Federico Chiesa celebrates after scoring their third goal during the English Premier League football match between Liverpool and Bournemouth at Anfield in Liverpool, north west England on August 15, 2025. (Photo by Paul ELLIS / AFP)
Max, chiama Chiesa.
Usa Gigi D’Alessio, se vuoi. Sappiamo che non è esattamente il tuo genere – non è neanche il nostro – ma per una volta fidati.
«Sono io, non riattaccare, lasciami parlare».
Poi vai subito al punto. Tanto vi conoscete, non c’è bisogno di chiedergli come va. Anche perché, visto il curriculum recente, potrebbe essere una domanda delicata.
Cinque minuti. Cinque minuti per capire se Federico Chiesa abbia ancora intenzione di giocare seriamente a pallone.
Chiesa non può aver finito di giocare a 28 anni
Perché ha 28 anni. E a 28 anni non puoi essere diventato questo: un infortunio, un rientro, un minuto, due minuti, qualche spezzone, un gol, poi di nuovo fuori. Panchina. Tribuna. Lista Champions senza il tuo nome. Altro problema.
E non può essere questa la fine della storia. Non se a 23 anni era il calciatore più eccitante dell’Europeo vinto dall’Italia. Non perché facesse sempre la scelta giusta, anzi. A volte sembrava prendere decisioni sulla base del livello di adrenalina del momento. Però prendeva il pallone e succedeva qualcosa. Contro la Spagna tirò fuori quel gol lì. Quello che per qualche secondo ti fa credere che il calcio sia una cosa semplicissima: prendi palla, spostala e mettila all’incrocio.
Chiesa era tensione continua. Cattiveria agonistica. Non lasciava in pace il terzino. Se lo puntava, lo ripuntava. Sembrava sempre leggermente arrabbiato per qualcosa. E al Napoli oggi servirebbe disperatamente uno arrabbiato. Perché le nostre ali, al contrario, hanno raggiunto una maturità relazionale invidiabile: vedono il terzino avversario, lo rispettano e la ripassano a Lobotka. Nessuna provocazione. Nessuna invasione di campo. Massima convivenza civile.

Lang non si può vedere e Neres chissà che fina ha fatto
Lang nonostante gli sforzi non si può vedere. Neres, da qualche mese, ha le sembianze di uno che ha appena annunciato il ritiro ma non l’ha ancora comunicato alla società (che fine hai fatto, David?). E no, non è una crociata contro loro due. È che il calcio alla fine rimane brutalmente semplice: servono gol, assist, occasioni. Serve gente che faccia male. E magari pure gente che faccia divertire. Non è vietato.
Per migliorare la produzione offensiva del Napoli, serve qualcuno che prenda palla e faccia alzare un po’ il culetto dal divano. Qualcuno che costringa un difensore a pensare. E, possibilmente, serve qualche stronzo. Calcisticamente parlando. Chiesa, quando sta bene, ha esattamente quella qualità lì. Rompe le scatole. Non accompagna la partita, la disturba.
Certo, c’è un piccolo particolare. Il Napoli è un ospedale da due anni e noi stiamo proponendo Federico Chiesa. Sappiamo che non depone esattamente a favore della nostra lucidità. Prima di chiamarlo sarebbe prudente informare San Gennaro. Non per chiedergli il permesso, eh. Solo metterlo al corrente della situazione, per correttezza.«Guarda, stiamo pensando a Chiesa». Poi silenzio. Vediamo come reagisce.
Però, scherzi a parte, il paradosso è proprio questo: il Napoli è probabilmente una delle ultime squadre al mondo che dovrebbe prendere Chiesa se guardiamo lo storico infortuni recente, ma è una delle prime che dovrebbe chiamarlo per ragioni calcistiche. C’è la sosta e la provocazione di mercato ci sta tutta: quanti calciatori (non inarrivabili) gaserebbero quanto Federico?
Perché ci manca tutto quello che lui, almeno potenzialmente, può ancora dare. E senza retorica a Chiesa manca tutto quello che il Napoli potrebbe dargli. A Liverpool è diventato marginale. Lo è diventato di là degli infortuni. Se non giochi, non trovi continuità, non torni mai davvero dentro una stagione. E a 28 anni forse la cosa peggiore non è neanche stare fuori: è cominciare ad abituarsi a stare fuori.
Allegri potrebbe dirgli una cosa semplicissima: qui servi. Non tra otto mesi. Non all’ottantottesimo e basta. Non quando starai al cento per cento e Mercurio sarà finalmente uscito da Saturno. Se stai bene, giochi. Abbiamo bisogno di quello che sai fare. Uno contro uno. Gol. Assist. Pericolosità. Cattiveria. Un po’ di casino.

Mal che vada, prepariamo un lettino in più a Castel Volturno
Non vogliamo salvare Chiesa. E Chiesa non deve salvare il Napoli. Possiamo usarci. Che nel calcio, spesso, è un ottimo inizio.
Il calcio è pieno di storie così. Uno sembra fuori da tutto, cambia aria e si ricorda improvvisamente di essere forte.
Oppure niente. Può succedere anche quello. A Castel Volturno, in caso, un lettino in più ormai dovrebbero darcelo con la raccolta punti.
Max, chiama. «Federico, sono io. Non riattaccare. Hai 28 anni. Noi a gennaio abbiamo bisogno di uno che faccia gol, assist e salti l’uomo. Tu hai bisogno di tornare a giocare. Che vogliamo fare?». Se dice sì, parliamone. Se si infortuna prendendo il telefono, ritiriamo l’articolo e andiamo direttamente a piedi a Pompei.
Perché Chiesa è un rischio. Il Napoli sulle fasce ormai è una certezza: l’eterno ritorno dell’uguale (Nietzsche non seguiva la Serie A… e gli è andata bene). E a un certo punto bisogna scegliere anche di che cosa si vuole morire.
Max, chiama Chiesa. Se non risponde, pazienza. Siamo già abituati agli esterni d’attacco che non rispondono.