Il coach di Sampras e Federer: “il tennis è un’ottima metafora della vita. Bisogna trovare soluzioni”
Paul Annacone al New York Times: "La vita del tennis è estenuante, Roger la amava tutta: le cene, i viaggi, i posti nuovi. Se la godeva. Sampras sapeva che con la mente attiva avrebbe potuto vincere anche giocando in modo mediocre"

Londra (Inghilterra) 10/07/2019 - Wimbledon / foto Panoramic/ Insidefoto/Image Sport nella foto: Roger Federer ONLY ITALY
Paul Annacone è stato lo storico coach di Pete Sampras dal 1995 al 2002, e ha poi allenato Roger Federer dal 2010 al 2013. Oggi allena Taylor Fritz e fa il commentatore per Tennis Channel. Al New York Times ha raccontato qualche aneddoto su Sampras e Federer, che descrivono benissimo la varietà unica di approccio che hanno i campioni del tennis. Soprattutto quei due, tra i più vincenti della storia.
Federer il godereccio
“Fin da piccolo – dice Annacone – Pete era motivato a vincere quanti più tornei del Grande Slam possibile. Voleva il record e niente avrebbe potuto impedirglielo. Era una delle poche persone in grado di esercitare una pressione e un’importanza così grandi sul risultato, riuscendo comunque a dare il massimo in termini di prestazioni. Pete conosceva la sua identità. Roger, ovviamente, era molto diverso. Roger amava la vita. E la ama ancora. Amava viaggiare per il mondo con la sua famiglia, amava incontrare gente nuova, amava allenarsi e amava le cene. Amava tutti i piccoli dettagli che circondano la vita di un tennista professionista. Potrebbe sembrare divertente, ma vi assicuro che è estenuante. Roger lo adorava. Non ho mai conosciuto nessuno così equilibrato nonostante vivesse un’esistenza così anormale”.
Sampras si sentiva (giustamente) superiore: “Quando giocava al meglio, sapeva che non avrebbe perso. Ma Pete pensava che ci fosse anche un altro tipo di talento. Capiva che, anche giocando in modo mediocre, avrebbe potuto vincere il 90% delle volte se avesse mantenuto la mente attiva, se avesse conservato la fiducia in se stesso, se fosse rimasto positivo e non avesse lasciato che le emozioni influenzassero la sua prestazione. A prescindere da come giocasse, avrebbe sempre reagito in modo eccellente, e questa è una qualità ancora più importante. È ciò che i grandi campioni sanno fare così bene”.

La convinzione infinita di Sampras
“Per me, il tennis è un’ottima metafora della vita. Bisogna trovare soluzioni. Si tratta di individuare gli aspetti positivi, coltivare l’ottimismo, rimanere fedeli al processo che permette di dare il meglio sotto pressione. È lo stesso rinforzo mentale che ti dà la spinta e la convinzione che, qualunque cosa accada, troverai un modo per creare l’opportunità di brillare. Pete era uno dei pochi che riusciva a stringere i denti, uscire e dire: “Ecco perché sono qui, questo è tutto ciò che conta, questo è ciò che voglio fare”, e poi farlo davvero”.
E così anche Federer, un mostro di mentalità.