Se proprio dobbiamo farci male, allora che sia Farioli il filosofo
Si è laureato a Firenze. Non è un talebano, e questo è già un punto a suo favore. Sa come si difende. Certo gli mancano quei dettagli di gestione tipici dei grandi allenatori

FC Porto's Italian coach Francesco Farioli is pictured before the UEFA Europa League last 16 second leg football match between FC Porto and VfB Stuttgart at Dragao Stadium in Porto, on March 19, 2026. Miguel RIOPA / AFP
Premessa: vorremmo Conte attaccato con il Bostik alla panchina del Napoli. L’upgrade di mentalità, abnegazione e peso comunicativo portato dal salentino va oltre il mero risultato sportivo ed è direttamente responsabile dei successi ottenuti finora. Purtroppo, le voci continuano a inseguirsi e, quando diventano così consistenti e i diretti interessati (lui e De Laurentiis) non chiudono la porta, significa che c’è più di un fondo di verità.
Bene, ipotizziamo lo scenario: Conte diventa ct. Tutti felici, fuochi d’artificio, magicamente i problemi della Nazionale svaniscono e gli interisti possono finalmente uscire dallo stato di shell shock. Bene, felici di vedervi felici.
Ma il Napoli? Eh… riteniamo difficile che si verifichi un coup de théâtre così devastante da portare Pep Guardiola o Klopp all’ombra del Vesuvio. Sarebbe roba da finale del Sesto Senso o Fight Club. Quindi, probabilmente, si opterebbe per uno tra Italiano (per il quale De Laurentiis ha un’antica e mai celata passione), Farioli, e si mormorano anche i nomi di De Rossi o Grosso.
Bene, due minuti per farvi passare i brividi, poi riprendiamo.
Italiano lo conosciamo, De Rossi e Grosso stanno ottenendo risultati egregi, ma Farioli? Quando si parla dell’allenatore toscano sembra quasi di riferirsi a un concetto più che a un essere vivente reale. “Eh, poi ci sarebbe Farioli.” E dunque, Francesco, chi sei? Conosciamoci meglio.
Farioli, una panoramica
Partiamo con una chicca: è laureato in filosofia all’Università degli Studi di Firenze, dove ha presentato una tesi proprio sull’estetica del calcio e il ruolo del portiere. Piccolo off topic: quanto ci metteremmo ad ascoltare un “ce mancava ‘o filosofo” al primo passo falso?
Dopo una parentesi come preparatore dei portieri al Sassuolo di De Zerbi, ha conosciuto un’ascesa estremamente rapida. Veramente potremmo parlare di scatti avvenuti anno dopo anno:
- 2020/21: vice allenatore dell’Alanyaspor;
- 2021/22: allenatore del Fatih Karagümrük;
- 2022/23: allenatore dell’Alanyaspor;
- 2023/24: allenatore del Nizza;
- 2024/25: allenatore dell’Ajax;
- quest’anno: allenatore del Porto.
Insomma, si sono visti avanzamenti di carriera peggiori. Non crediamo che, da buon italiano, abbia particolari santi in paradiso: la stoffa c’è.
Tatticamente, è noto per l’utilizzo del 4-3-3 (la personale panacea partenopea a tutti i mali calcistici dell’universo) e per la costruzione dal basso con pivot che si abbassa, senza però disdegnare il passaggio a moduli più difensivi o a un blocco basso e compatto se c’è da soffrire. Quest’anno il suo Porto ha subito solo 13 gol in campionato, miglior difesa della Primeira Liga. Stessa cosa al Nizza, dove ha centrato una storica qualificazione in Europa League subendo solo 29 gol (miglior difesa della Ligue 1).
Un elemento chiave della sua tattica è il movimento del “terzo uomo”, ossia un giocatore che riceve palla non direttamente dal portatore, ma da un compagno che ha attirato un avversario. In pratica: giocatore A porta palla e attira la pressione di un avversario; giocatore B riceve e può passare al “terzo uomo” C, che si trova in un mezzo spazio libero e ha più tempo e opzioni. Spesso il “terzo uomo” è un centrocampista avanzato o un attaccante che taglia tra le linee.
Tale approccio permette di non forzare i lanci direttamente sull’attaccante, mandando a vuoto la pressione avversaria. In Olanda, questo stile è piaciuto molto.
Ecco, l’Olanda… ora purtroppo bisogna aprire questa parentesi, probabilmente la più grave della sua carriera sportiva finora. Alla guida dell’Ajax, tra dicembre 2024 e aprile 2025, mette insieme 13 vittorie (di cui 10 consecutive), arrivando a cinque giornate dalla fine con 9 punti di vantaggio sulla seconda. Ecco, quel campionato lo ha vinto il Psv all’ultima giornata. Una delusione cocente che porterà poi all’addio del tecnico dalla panchina dei Lancieri.
Anche qui, miglior difesa dell’Eredivisie, lo citiamo giusto per correttezza, in quanto tre indizi fanno una prova… ma l’iceberg è bello grosso. Perdere un campionato dopo aver avuto 9 punti di vantaggio a cinque giornate dal termine… beh, mettiamola così: speriamo gli sia servita da lezione.
Che allenatore aspettarsi?
Non è un talebano, e questo è già un punto a suo favore: sa come rendere solida la sua difesa e i numeri lo dimostrano (da quelli non si scappa). Evidentemente, però, ha ancora bisogno di fare suoi quei dettagli gestionali – tipici dei grandi allenatori – capaci di condurre una squadra alla vittoria.
Inoltre, non avendo mai allenato in Italia, ci sarebbe da ricordargli che qui non c’è troppo spazio per la filosofia. L’Italia è un po’ di poeti, santi, navigatori e… pagnuttisti: hai voglia a piazzarsi cilici metaforici e a fare promesse di rinnovamento e sguardi al futuro. Qui esiste il qui e ora, e poi forse si pensa al domani.
E Napoli, che in questi due anni ha ben conosciuto il sapore della vittoria, non crediamo sia tanto disposta a tollerare troppi progetti a lungo termine e avari di pezzi di metallo noti come trofei. L’estetica qui contava fino al 2022, ma solo perché a qualcosa ti dovevi aggrappare quando gli altri festeggiavano. Ora, i festanti siamo noi, e chi accetta questa panchina dovrà farci i conti, soprattutto dopo un eventuale addio di un tale gigante quale è Conte.
Dunque, che dire… dovrà essere Farioli? Sia. Parola d’ordine: consapevolezza. Da entrambe le parti.











