Gravina ha spiegato perché la Figc non serve a niente (Dagospia)
Visto che la Figc è impotente, a che cosa serve tenere in piedi un carrozzone così costoso? L'unica cosa che sa fare la Federcalcio è chiedere soldi allo Stato

Db Firenze 01/09/2025 - allenamento e conferenza stampa Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina
Gravina ha spiegato perché la Figc non serve a niente (Dagospia)
Gravina ha pubblicato la relazione sullo stato di salute del calcio italiano. Un documento che in tanti hanno provato a descrivere con commenti alati, Dagospia è andato al succo: Gravina ha certificato l’impotenza della Figc che, di fatto, non serve a un benamata piffero.
Ecco cosa scrive Dagospia:
Cari tifosi della Nazionale di calcio, non coltivate illusioni: il pallone italiano è in stato comatoso e così resterà a lungo. E il motivo è semplice: nessuno ha il potere di curarlo. La Federazione Italiana Gioco Calcio, la massima organizzazione calcistica del nostro Paese, che dovrebbe sovrintendere al rilancio della Nazionale e dell’intero movimento non serve a un cazzo.
Non è una nostra opinione. Lo mette nero su bianco Gabriele Gravina, ex presidente della Figc per 8 anni, dimessosi a furor di popolo dopo che i ragazzi guidati da Gattuso hanno mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione al Mondiale, perdendo ai rigori la finale playoff contro la Bosnia.
Nella relazione sullo stato di salute del calcio che avrebbe dovuto presentare all’ audizione alla Camera (poi annullata), l’ex patron del Castel di Sangro tra pilatismi assortiti, scuse deresponsabilizzanti e attacchi un tanto al chilo alla politica (sulla abolizione del “vincolo sportivo” e sul “diritto alla scommessa”) e alla Lega di Serie A (“nessuna collaborazione di sistema” per il calendario intasato), mette nero su bianco la totale inutilità della Federazione.
Di fronte a un “sistema economicamente insostenibile, che perde oltre 730 milioni di euro all’anno” cosa può fare il massimo organismo calcistico italiano? Zero, niente, nulla.
La Figc, spiega Gravina, non può prendere iniziative e realizzare un programma di riforme, perché verrebbe bloccato da un firewall di norme e veti incrociati, mancanza di unità tra le varie componenti (come dimostra il progetto di riforma dei campionati di Serie A, B, C e D, “allo stato inattuabile”), e per la prevalenza del “particulare” che va sempre a detrimento della Nazionale.
Gravina fa intendere che nulla si può fare, allo stato attuale, per imporre un certo numero di italiani nelle rose di prima squadra (“è impossibile da attuarsi perché contraria al principio della libera circolazione dei lavoratori, che si applica al calcio in quanto sport professionistico”).
“Anche le norme che governano il possibile utilizzo in Nazionale di calciatori “naturalizzati” – prosegue Gravina – sono più restrittive di quelle di molti altri Paesi o di molte altre Federazioni sportive internazionali; di conseguenza, la scelta di utilizzare o meno giovani calciatori italiani in prima squadra è rimessa alla totale discrezione dei club e dei loro allenatori, senza che la Federazione possa imporre alcunché”.
Allora, di grazia, a che cazzo serve la Figc? Perché tenere in piedi un carrozzone costoso e impotente? Se la Federazione non ha potere di intervento sui settori giovanili, sugli stadi, sull’utilizzo dei calciatori italiani; se non riesce a imprimere una-riforma-una senza finire ostaggio delle sue “componenti” e se ha le mani legate per regole dell’Ue, dell’Uefa o della Fifa, per cosa esiste?
Scorrendo la relazione di Gravina, dopo cotanta ammissione di impotenza, si arriva finalmente al punto 3 “Come reagire? Ecco le proposte (da tempo) sul tavolo”.
Ci si aspetterebbe un guizzo, uno straccio di idea, una proposta innovativa. E invece il “Come reagire” si concretizza nel solito “cahier de doleance” rivolto a Parlamento e governo con una lunga lista di richieste di detassazioni, agevolazioni fiscali, crediti di imposta e finanziamenti.
Possibile che l’unica cosa che sappia fare la Federcalcio è chiedere soldi allo Stato? Davvero la Figc ha le mani legate su tutto o è solo una lagna postuma di Gravina? E se invece l’ex presidente avesse ragione, se davvero la Federazione non avesse gli strumenti per cambiare lo status quo, perché non aprire un serio dibattito sulla Figc e le sue capricciose componenti?
O si mette il presidente di turno in condizione di gestire il calcio, conferendogli maggiori poteri, o si chiude baracca. Di delusioni sportive e pantomime successive, con scaricabarile annesso, i tifosi italiani hanno pieni i…palloni.









