Il Napoli butta via partita e Champions, squadra che mentalmente è lontana parente di quella che ha vinto lo scudetto

Quella squadra aveva la partita nelle vene, questa no. Il Napoli vinceva 1-0 a Copenaghen ed era con l'uomo in più: è finita 1-1. Ora bisogna battere il Chelsea. Tra Beukema, Lang e Lucca c'erano 90 milioni in panchina.

Napoli

FC Copenhagen's Danish midfielder #27 Thomas Delaney and Napoli's Danish forward #19 Rasmus Hojlund vie for the ball during the UEFA Champions League, league Phase - day 7 football match between FC Copenhaben and SSC Napoli in Copenhagen, Denmark, on January 20, 2026. (Photo by Liselotte Sabroe / Ritzau Scanpix / AFP) / Denmark OUT

C’è tutto il Napoli di questa stagione in Copenaghen-Napoli. Una squadra che è quasi l’opposto della sorella che lo scorso vinse lo scudetto. Quella era una formazione decisamente meno forte ma molto più cinica, aveva la partita nelle vene, capiva i momenti e raramente si faceva sfuggire la vittoria quando ce l’aveva in pugno (qualche volta è successo). Questa, invece, per usare una terminologia cara a Gattuso, sembra che faccia fatica ad annusare il pericolo. Così si spiega il comportamento del secondo tempo quando, con un gol e un uomo di vantaggio (il Copenaghen era in dieci) gli azzurri hanno avuto un paio di inspiegabili amnesie e hanno regalato con Buongiorno il rigore del pareggio ai danesi. Era il 72esimo. Fin lì, il Napoli ha sempre avuto il match in pugno. Ma poi le partite vanno chiuse o quantomeno blindate. Il Napoli ha buttato una vittoria che aveva il sapore della qualificazione ai play-off. E adesso si fa davvero dura, dovrebbe battere il Chelsea mercoledì prossimo al Maradona. Impresa non facile ma non impossibile.

Oggi però va fatta un’analisi su quel che il Napoli ha mostrato fin qui in Champions. E ha mostrato poco. Si è ridotto alla penultima partita dopo aver perduto contro Psv, Benfica e pareggiato in casa con l’Eintracht. Sì, c’è l’alibi degli infortuni. Ma il Napoli avrebbe potuto vincere anche con questa formazione. Del resto la principale novità (Vergara) è stato uno dei migliori. Il Napoli ha anche giocato con un uomo in più dal minuto 35 per un’entrata semi-assassina di Delaney su Lobotka al 35esimo. Quattro minuti e il Napoli è andato in vantaggio, ovviamente con Scott McTominay leader indiscusso della squadra: principe scozzese, calciatore formidabile, un capo come se ne sono visti pochi da queste parti. Si aggirava per il campo con postura regale. Conte si è comportato con lui come si fa con i fuoriclasse: gli ha concesso totale libertà d’azione. Va’ dove ti porta la tua classe. Lui se n’è stato un po’ a osservare, poi ha annusato l’aria e su calcio d’angolo l’ha messa dentro di testa.

Sembrava in cassaforte il match. Il pallone ce l’aveva quasi sempre il Napoli (69% di possesso a fine primo tempo). Bravo il 23enne Vergara che sullo 0-0 ha sfiorato il gol con una pregevole giocata al limite dell’area: dribbling a rientrare col sinistro e poi destro che è uscita per questione di millimetri.

Nella ripresa sono subentrate le amnesie fino all’entrata masochistica in area dello smarrito Buongiorno. Milinkovic l’ha pure respinto il rigore ma il pallone è finito sui piedi di Larsson che l’ha depositata facilmente in rete.

Non è ancora tempo di processi ma ci siamo vicini. La vittoria non era un obiettivo, era l’obiettivo. De Laurentiis è bello e caro, ha speso di tutto e di più quest’estate per calciatori non certo irresistibili. In panchina a Copenaghen sono finiti i partenti Lang e Lucca e anche lo stanziale Beukema: novanta milioni in tre. Però il presidente comprensibilmente vuole anche qualcosa in cambio. E quel qualcosa si chiama almeno play-off di Champions. Resta ancora una partita, al Maradona contro il Chelsea mercoledì prossimo (in mezzo c’è la Juventus). Ma il Napoli ha un piede e mezzo fuori, sarebbe una clamorosa eliminazione.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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