È il Napoli dei gregari, sono loro la spina dorsale della squadra di Conte
Da Juan Jesus a Rrahmani, da Elmas a Spinazzola, sono loro l'architrave di questa squadra che ha vinto due scudetti in tre anni

Napolis Kosovo defender #13 Amir Rrahmani (C) celebrates with teammates after scoring his team second goal during the Italian Serie A football match between Lazio and Napoli at The Olympic Stadium in Rome on January 4, 2026. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)
Ode a Juan Jesus e Spinazzola: il Napoli sta scoprendo l’importanza dei gregari
Più che una partita tra due squadre di alto livello, è stato un allenamento a porte aperte. Lazio e Napoli arrivavano alla sfida dell’Olimpico in condizioni diametralmente opposte: da una parte gli azzurri, rivitalizzati dal nuovo 3-4-2-1 targato Conte; dall’altro la Lazio svuotata dalla malagestione di Lotito e Fabiani.
Eppure il Napoli arrivava alla partita con la solita lista di assenti di lusso che solo a leggerla mette angoscia. Provateci per un attimo: si tratta di Meret, Beukema, Gilmour, Anguissa (!), De Bruyne (!) e Lukaku (!). Tutti più o meno lungodegenti. Il Napoli non può gestire le energie in svariate posizioni da due mesi: Hojlund non viene risparmiato se non in Coppa Italia (anche se qui subentra anche l’assenza totale di Lorenzo Lucca, pagato 35 milioni di euro in estate), McTominay e Lobotka sono agli straordinari e pur di rischiare altri infortuni Conte non ha mai rinunciato a uno dei due. Probabilmente continuerà su questa strada.
È il suo modo di allenare: scegliere una minuscola fetta della rosa e puntare tutto sui fedelissimi di quel periodo. «Ricordiamo che prima delle sconfitte con Udinese e Benfica, Politano è stato in panchina: e sapete benissimo cosa significa per me» ha detto Conte dopo la vittoria di Roma. A volte le parole hanno sfumature di cui non ci accorgiamo: in questo caso è abbastanza lampante notare come per il tecnico la panchina equivalga a una sorta di epurazione. Basterebbe ricordarsi come lui, Conte, da calciatore prendeva le panchine di Lippi alla Juventus.
Una gestione dello spogliatoio in controtendenza con il calcio moderno, che “se ne muore” di impegni. Giusto per dare un’idea: dal 4 gennaio, giorno di Lazio-Napoli, al 1° febbraio, giorno di Napoli-Fiorentina, gli azzurri scenderanno in campo 9 volte. In neanche trenta giorni. In questo momento di difficoltà dell’organico hanno risposto presente i cosiddetti “gregari”. Da Juan Jesus a Spinazzola (in gol peraltro contro la Lazio), da Rrahmani a Politano, passando per il jolly Elmas: è il Napoli dei gregari. Di quei calciatori che non sono mai di moda, che qualcuno definirebbe pure “bolliti” (Spinazzola e Juan Jesus, per dirne due, sono stati scartati entrambi a parametro zero dalla Roma) e che invece hanno ancora molto da dare.
Dalla semifinale di Supercoppa Italia contro il Milan, pur proseguendo con il 3-4-2-1 che potrebbe aver cambiato la stagione del Napoli, Conte ha apportato delle modifiche nei titolari: dentro Juan Jesus («è un ragazzo carismatico, che ha personalità. In una squadra come la nostra c’è bisogno anche di queste qualità»), Politano nel ruolo di quarto di centrocampo, con Di Lorenzo scalato nel terzetto difensivo, ed Elmas al posto di Lang sulla trequarti per garantire equilibrio. In tutti e tre i casi parliamo di giocatori senza un briciolo di hype, per cui i tifosi non si stracciano certo le vesti. E che anche i media spesso trascurano.
Se a questi uniamo le prestazioni sempre distinte di Spinazzola e Rrahmani abbiamo un quadro preciso della situazione: nel calcio, soprattutto ad alto livello, la differenza la fa la testa e la continuità delle prestazioni. Prendiamo il caso di Rrahmani: un difensore centrale solido, ma senza nessuna dote apparente. Per citare Robert Musil: «L’uomo senza qualità». In pochi notano che al fianco di Rrahmani hanno brillato non solo Koulibaly, che aveva già vissuto le migliori stagioni della sua carriera spalla a spalla con Albiol, ma anche Kim e Buongiorno.
A 31 anni, Rrahmani è uno dei migliori difensori, per chi scrive il migliore di netto, della Serie A. A mani basse. Se le sue letture difensive puntuali e gli interventi precisi in anticipo sugli attaccanti non sono una questione di talento…
Di Spinazzola è stato scritto parecchio, soprattutto nei mesi in cui incendiava la fascia sinistra della Nazionale. Erano gli Europei del 2021 e solo l’infortunio al tendine d’Achille ha potuto fermare un terzino così veloce e creativo. Su di lui, insomma, i dubbi erano pochi: si trattava solo di restituirgli una forma accettabile.
Il Napoli ha vinto due scudetti negli ultimi tre anni: ironicamente, ad aver vinto entrambi i campionati non sono Osimhen e Kvara (per quanto gli bastassero solo altri sei mesi) e neanche Zielinski o Kim. Sono stati proprio loro: i gregari. Certo qualche eccezione c’è, ed è il caso di Lobotka e Anguissa ad esempio, anche se pure loro sono stati rivitalizzati dalla cura Conte, che appena arrivato disse: «Per come vedo io il calcio, sono una delle coppie migliori in circolazione».
Il Napoli di Conte non sarà bello da vedere come l’Inter, anche se di recente le prestazioni sono nettamente salite di livello anche in termini di spettacolo e coralità di gioco. Ma è la squadra più solida d’Italia, e questo grazie non tanto ai titolari. È con Juan Jesus, Spinazzola ed Elmas che si rimane sempre lì a combattere. Per quanto possa sembrare paradossale.











