Il bar dello sport non chiude mai, è ormai parte integrante di questo calcio
Sui social come in tv dove imperversano i Soloni del “so tutto io”: si inneggia spesso a sproposito per una vittoria e si crocifigge altrettanto irrazionalmente per una sconfitta

Questa riflessione è per così dire ispirata dall’equilibrato e corretto commento di Massimiliano Gallo intitolato “Non buttiamo Conte con l’acqua sporca”. Non mi occupo per professione di sport e di calcio ma sono soltanto un vecchio appassionato della squadra locale e guardo le partite in tv. Non vado allo stadio dai tempi di Maradona quando accompagnavo i miei ragazzi per la partita del momento. Ora a leggere i commenti che impazzano sulle sorti della squadra di Partenope c’è davvero da restare stupefatti soprattutto per dover ammettere (e accettare?) che il bar dello sport non chiude mai. La logica (?) è sempre la stessa: si inneggia spesso a sproposito per una vittoria e si crocifigge altrettanto irrazionalmente per una sconfitta. E il mai estinto bar dello sport si è trasferito ormai anche nei diversi canali televisivi dove a getto continuo occorre sorbirsi la reprimenda o l’approvazione del Solone di turno all’insegna del “so tutto io” e anche all’assegnazione dei voti come non avviene più nemmeno alle elementari.
Le considerazioni sono a mio avviso di due specie, una diremmo tecnica e l’altra “politica”. La prima ci dice che la sconfitta contro il Chelsea è stata non solo onorevole ma per certi versi immeritata, tenuto anche conto che si giocava se non sbaglio contro la squadra che ha vinto l’ultimo torneo mondiale per club. Occorre ammettere che qualcosa può sempre andar male specie se si è impegnati in un “gioco” laddove la fortuna conta per almeno il cinquanta per cento (vedere il bel film di Woody Allen “Match Point” o, se si volesse approfondire il concetto, rifarsi al pensiero di un grande scienziato e filosofo come Jacques Monod secondo cui “tutto ciò che esiste al mondo è frutto della necessità e del caso”). E se poi si volesse in ogni caso esprimere un giudizio più dettagliato, tenuto conto che in campo quest’anno non è mai scesa la squadra pensata come titolare, occorrerebbe indicare in pagella un non classificato (n.c.).
In secondo luogo sarebbe poi quanto mai ben più utile guardare fuori dal bar dello sport dove si sta determinando una “vita civile” sempre più da tempi barbari, e dedicarsi a riflettere su ben altri errori ed occasioni perdute, lasciando almeno per una volta gli avventori del bar in questione alla loro furia sperando, come diceva Umberto Eco, che il tutto venga poi azzerato da una sonora pernacchia.










