Wembanyama lotta per gli studenti e contro le scommesse. Immaginate Bastoni prendere posizioni così…

È l'ultimo - enorme - esempio di super-atleta che prende posizioni politiche invece di trincerarsi nel nulla cosmico a cui ci hanno abituato i (nostri) calciatori

Wembanyama lotta per gli studenti e contro le scommesse. Immaginate Bastoni prendere posizioni così…

Sweden's small forward #18 Viktor Gaddefors, France's power forward #32 Victor Wembanyama and Sweden's power forward #27 Zaba Bangala vie during the FIBA 2027 World Cup qualifying basketball match, 2nd round Group L, between Sweden and France at Avicii Arena in Stockholm, on August 30, 2026. (Photo by Jonathan NACKSTRAND / AFP)

Lo fa di mestiere, è il suo ruolo fisiologico: stare al centro. Anche se poi Victor Wembanyama, alieno come mamma l’ha fatto, spazia, si allarga. Lo fa in campo e lo fa fuori. E quel fuori fa ormai più notizia di quanto faccia straziando le difese dell’Nba, o stoppando i poveri avversari che provano ad affrontarlo. E’ pur sempre uno che ha trascorso parte della pausa estiva 2025 con i monaci Shaolin. Parla, Victor Wembanyama. E non lo fa mimando come in playback le solite banalità che ci aspettiamo dallo sportivo col microfono a portata di mano (siamo abituati al calcio, da queste parti: un panorama d’impavida aridità). Dice. Dice cose.

Dalla parte degli studenti: “Mi piacerebbe molto partecipare alla protesta”

E così, ad un commento sotto un suo post su Instagram che lo invitava a partecipare alla protesta degli studenti francesi, lui ha risposto “mi piacerebbe molto”. Era un innesco. Dopo la sua prima partita di precampionato a San Antonio, gli hanno chiesto in conferenza stampa cosa lo avesse colpito del movimento che sta mezza Francia: “Ciò che mi commuove è che non si tratta di qualcosa di completamente estraneo per me. Non è passato molto tempo da quando frequentavo il liceo. Era già allora una roccaforte di blocchi. È una situazione da cui sono stato fortunato a uscire, problemi che sono altrettanto fortunato a non dover più affrontare. Disuguaglianze sistemiche, problemi così radicati che, in realtà, sono contento che gli studenti delle scuole superiori e i giovani in generale stiano facendo sentire la loro voce. Li ascolto e li sostengo, e spero che chi è al potere faccia lo stesso”.

Wenbayama affronta Karl-Anthony Towns, NBA Finals

Wembanyama e le scommesse: “È triste vedere giocatori che le promuovono”

Nella sospensione dell’incredulità che ci serve per andare avanti, segnaliamo che Wembanyama, quando la settimana scorsa gli hanno chiesto se fosse interessato a un contratto di sponsorizzazione con una società di scommesse sportive o di pronostici (che negli Stati Uniti sono diventate un problema enorme), ha risposto così: “Assolutamente no. Non lo farò mai. Onestamente, penso sia molto triste vedere alcuni giocatori promuoverle. Ognuno fa quello che vuole, ma senza di me”.

Siamo davanti ad un caso di dissonanza dal contesto. Si muove con un altro passo, è spiazzante. In un momento in cui LeBron James firma con Polymarket, Kevin Durant è ambasciatore di FanDuel e Giannis Antetokounmpo detiene azioni Kalshi, sarebbe facile per Wemby usare la fama come scudo, infilarsi nella stessa controversa tendenza e monetizzare. Ma sarebbe stato altrettanto semplice rispondere con un no seecco. Invece si è spiegato, ha argomentato. E probabilmente dovrà anche affrontarne le conseguenze, avvertiva un paio di giorni fa il New York Times: “Fa quasi servizio pubblico”.

Mbappe francia calciatori

Perché ora è atteso al varco, da “un’aspettativa di perfezionismo morale che lo accompagnerà in ogni affare, in ogni intervista, in ogni serata storta – scrive il Nyt – A soli 22 anni si presenta come l’icona perfetta. E’ curioso, eccentrico nel senso migliore del termine e considera il suo essere un talento cestistico unico una responsabilità, non un marchio. Dovrebbe essere anche la coscienza morale? Anche se ha ragione la maggior parte delle volte, questa ascesa di Wembanyama lo rende il bersaglio più facile in un mondo sportivo che si diverte a lanciare freccette contro eroi troppo perfetti per essere veri”.

Noi siamo fermi al Chiellini che confondeva il razzismo col nazismo

Chiaramente non è l’unico esempio di super-atleta pensante. Per restare in Francia (dev’esserci qualcosa di friccicarello, lì nell’aria) anche Mbappé non si fa troppi problemi ad esporsi politicamente. Abitano un pulpito difficilmente espugnabile, ma non è scontato impelagarsi in dibattiti che non siano la “rotondità della palla” o la scoperta degli “undici avversari come noi”. Ma tocca parametrarci al nostro orticello scalcagnato: ve l’immaginate un Donnarumma o un Bastoni lanciarsi in un endorsement politico, così, all’intrasatta?

Noi siamo ancora quelli del ci si nota di più se ci inginocchiamo, o se ce ne stiamo all’erta in disparte, quando agli Europei la nazionale nell’altra metà campo aderiva ai “take a knee” sincronizzati (sembra passato un secolo). Siamo sempre capitan Chiellini (Il laureato) che davanti a quella figuraccia prese tempo promettendo di “combattere il nazismo in un altro modo”. Era il razzismo, all’epoca: ma un tema è sempre valso l’altro. Siamo italiani e giochiamo a pallone. L’ultimo territorio davvero neutrale della Terra: il calcio Pilato.

Per Wembanyama evidentemente non vale il principio di precauzione, il timore di incrinare equilibri flaccidi, titillare tabù, impegnarsi. E’ troppo alto per fingersi morto come un opossum, e allora si erge al centro di tutto. Facendosi ammirare. E noi lo ammiriamo.