Uno non vale uno, De Bruyne vale più di tutti gli altri

Amo De Bruyne con la maglia azzurra perché è stata una scelta insensata. Un colpo. Ed io amo i colpi, che guardano Posillipo e fanno spallucce

Uno non vale uno, De Bruyne vale più di tutti gli altri

Kevin De Bruyne of SSC Napoli reacts during the UEFA Champions League 2026/27 League Phase MD1 match between SSC Napoli and Arsenal FC at Diego Armando Maradona Stadium on September 09, 2026 in Naples, Italy (Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto) (Photo by Giuseppe Maffia / NurPhoto via AFP)

Il grande genetista italiano Barbujani – del quale consiglio caldamente un mirabile libro che ultimamente in Italia potrebbe tornare utile, “L’invenzione delle razze” – ricordava che le etnie sono gruppi di persone convinte di far parte della stessa etnia. Mutuando questa splendida tautologia, io ritengo che i tattici del calcio siano quei gruppi di persone convinte di essere tattici del calcio. Analogamente a quanto sostiene lo scienziato italiano, la definizione non nega l’esistenza della tattica come fenomeno umano che, sebbene illusorio, ha un peso nell’evento calcistico. Ne denuncia solo la non scientificità – che spesso significa la scarsa dimostrabilità di quanto prescrive.

Nel mio personale cosmo di amante del calcio, non esiste un mondo in cui Kevin De Bruyne debba ascoltare Allegri per poter entrare in campo – dove per Allegri si intende un x piccolo o grande a piacere che detti a King Kev tra quali linee stare o quale comportamento tenere sul prato di gioco.

De Bruyne Allegri

De Bruyne è come la Divina Commedia di Dante che si spazientisce ad essere letta da un lettore inesperto di Ammaniti

De Bruyne è parte di una nobiltà podistica di cui il Napoli ha sempre avuto bisogno nella sua storia recente e passata e che oggi scarseggia tra le maglie azzurre. Andato via il piede avvelenato del georgiano, siamo rimasti con un esercito di cursori spenti che spesso sbattono sugli avversari a testa bassa. Il Re belga gioca tanto, si spende, non si risparmia e non teme di sbagliare. Prova la giocata giusta, quella ambiziosa che non sempre si materializza ma che va raggiunta. Ed è vero, è spazientito per giusta causa dalla lentezza di ragionamento di chi gli è attorno, come è necessario che sia. Come la Divina Commedia di Dante si spazientisce ad essere letta da un lettore inesperto di Ammaniti.

Sono tutti giocatori del Napoli e tutti vanno sostenuti. Ma Kevin De Bruyne vale più degli altri, più dei suoi allenatori e più dei suoi tattici critici e detrattori, perché ricorda che, sebbene si debba fare ciò che va fatto, il nostro desiderio rimane quello di amare ciò che è meraviglia in novanta minuti e non essere distaccamenti della croce rossa internazionale per il training autogeno dell’attaccante di turno che incespica sui suoi piedi.
Amo De Bruyne con la maglia azzurra perché è stata una scelta insensata. Un colpo. Ed io amo i colpi, che guardano Posillipo e fanno spallucce. Come i nobili d’animo – e di pallone – sanno fare.