Infantino chiede scusa al Consiglio Fifa, ma Hewitt (Fa) non gli crede: “Se non risponde alle domande non è adatto a fare il presidente”

Tre ore e mezza di riunione a Zurigo, con il caso Balogun e il premio per la pace a Trump. Hewitt: "Ha chiesto scusa per non averlo portato al Consiglio".

Infantino chiede scusa al Consiglio Fifa, ma Hewitt (Fa) non gli crede: “Se non risponde alle domande non è adatto a fare il presidente”

Mg Miami (Stati Uniti) 11/07/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Norvegia-Inghilterra / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Gianni Infantino

Gianni Infantino ha chiesto scusa. Non è bastato. Giovedì a Zurigo il Consiglio Fifa si è riunito per la prima volta da quando è venuto fuori il Fifa Forward Enterprise, il piano segreto con cui una parte dei diritti commerciali della Fifa sarebbe stata ceduta a un fondo privato. Infantino lo aveva ritirato nel giro di pochi giorni. Secondo BBC Sport, la riunione è durata tre ore e mezza e si è parlato anche del caso Balogun, del premio Fifa per la pace dato a Trump e dei fondi alle federazioni.

Infantino non ha parlato con i giornalisti. Qualche ora dopo la Fifa ha diffuso un suo video:

“Prima di tutto mi sono scusato per gli errori che abbiamo commesso nel processo di comunicazione e consultazione relativo al progetto Fifa Forward Enterprise, che ha portato a molte conseguenze. Ma è importante ricordare che si trattava di una proposta e in nessun modo di una cosa fatta”.

Infantino e le risposte che non arrivano

La versione di Debbie Hewitt, presidente della Football Association inglese e vicepresidente della Fifa, è molto diversa. Per lei è stata la riunione “più dura, più franca, più aperta” a cui abbia partecipato, ma senza risultati:

“Una delle cose deludenti è che non abbiamo avuto risposta a niente di quello che avevamo chiesto, per esempio i documenti sul Ffe. Ho chiesto perché, e ci hanno detto di mandare le domande per iscritto. Penso che quell’uomo debba rispondere a quelle domande, e se non risponde adesso non è adatto a essere presidente della Fifa. È quello che è stato detto nella riunione”.

E sulle scuse: “Quello per cui si è davvero scusato è non averlo portato al Consiglio. Se se ne pente così tanto, lo condivida con noi”. Infantino, insomma, si è scusato per il metodo, non per il piano.

Balogun e il premio a Trump

Per Hewitt il caso Balogun, la squalifica sospesa dopo la telefonata di Trump, è stato uno dei “problemi più grandi”:

“Quello che è successo a luglio non ha fatto bene al calcio. Che si tratti del caso Balogun o del caso Ffe, la reputazione del calcio è stata messa seriamente in pericolo. Quando i comportamenti cominciano a influenzare quello che succede in campo, credo sia un giorno buio per il calcio, e lo hanno detto in tanti nella stanza”.

La modifica del codice disciplinare che dovrebbe impedire un altro caso Balogun, cioè il divieto di sospendere la squalifica automatica per un rosso diretto, non è stata votata. Secondo la BBC la esaminerà la commissione legale della Fifa, che riferirà al Consiglio a dicembre. Sempre a dicembre è attesa la relazione sul premio per la pace a Trump, affidata alla commissione sociale. Hewitt ha criticato il modo in cui Infantino “mette altri dignitari davanti alle sue 211 federazioni”, e ha aggiunto che a dirlo non sono stati solo gli europei.

Infantino verso le elezioni

Infantino si ricandiderà a marzo, e finora nessuno sfidante credibile si è fatto avanti. Ceferin ha già detto che non si candida, e la Uefa, dopo il passo indietro sul boicottaggio dei tornei Fifa, si è rivelata una tigre di carta. Le candidature si chiudono il 18 novembre. Ramon Vega ha detto di volersi candidare, ma difficilmente avrà l’appoggio delle cinque federazioni necessarie. In Europa, scrive la BBC, c’è chi spinge per Arsène Wenger. Hewitt chiede che un’alternativa ci sia:

“Penso che sia importante per Gianni avere qualcuno che si presenti con un programma diverso, e che sia un bene per la Fifa avere questa scelta”.

Che Infantino parta favorito lo ammette anche Boban. Le scuse sono arrivate, le risposte no. E dopo il doppio stipendio rivelato dal Times, i documenti che Infantino non vuole mostrare sono diventati la vera questione della campagna elettorale.