Il disastro in Champions è lo specchio di un’Italia anziana e arroccata nei Palazzi

Le partite si giocano più nelle stanze del potere che negli stadi sgarrupati. Restiamo un campionato per ex cagionai o emergenti che poi vanno via

Il disastro in Champions è lo specchio di un’Italia anziana e arroccata nei Palazzi

Db Torino 25/02/2026 - Champions League / Juventus-Galatasaray / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Logo Champions

Nelle ultime venti partite di Champions le squadre di serie A hanno totalizzato appena 14 punti, lontanissime dai 39 delle inglesi ma anche dai 28 delle norvegesi, che sono seste in questa classifica mentre le italiane diciassettesime. I numeri a volte parlano da soli: lo “Scempions” (titolo della Gazzetta) sta tutto lì. Il disastro dell’ultimo turno (quattro sconfitte su quattro, di cui clamorosa quella della Roma contro il Real) non è certo casuale. O qualcuno forse si era illuso che bastava portare il Mago Cesc nell’élite europea del calcio per invertire la rotta? La serie A oramai è lo specchio di un’Italia anziana e arroccata nei Palazzi; le partite si giocano più nelle stanze del potere che negli stadi sgarrupati. Quanti “bla bla bla” sui nuovi impianti, eppure il 2032 – anno in cui dovremmo ospitare gli Europei – è più vicino di quel che si pensi: mediamente nell’arco di sei anni in Cina si riesce a costruire una città, qui da noi (forse) una linea tranviaria di 6 chilometri.

Orsato

Il campionato italiano oggi o è una pensione dorata per ex campioni (vedi De Bruyne e Modric) o un trampolino di lancio per fuoriclasse che qui arrivano giovanissimi e resistono al massimo due anni (vedi Kvara e Fabian Ruiz) per poi trionfare altrove, dove ci sono mezzi e condizioni. Anche i migliori calciatori italiani oramai giocano all’estero e la lista si allunga di anno in anno (per fortuna almeno Roberto Mancini se n’è accorto per la Nazionale). Ma tanto la Federazione giuoco calcio ora ha un commissario, che poi è lo stesso che era presidente pochi giorni fa e che tornerà a esserlo tra qualche settimana; tanto la Lega calcio continua a litigare su come aumentare i ricavi dei diritti televisivi, senza rendersi conto che se lo spettacolo rimane questo gli spettatori passeranno ad altri sport o al burraco (pure il biliardo ha più appeal di certe partite).

Addirittura aggrappati a Orsato

Siamo talmente messi male che è bastato cambiare metro di arbitraggio perché qualcuno si esaltasse: “aumenta il tempo di gioco, aumentano i gol”. Ok, ma la qualità tecnica è rimasta invariata. C’è anche chi si è spinto addirittura a dire che con queste nuove direttive per gli arbitri le squadre italiane arrivano più pronte alle sfide europee. Sarà, per ora i risultati dicono l’esatto opposto. Ma se alla fine fosse davvero così, perché allora non eleggere Orsato a capo della Figc?

Appunti e disappunti, giusto per tentare di alleviare le sofferenze per il momento nero del Napoli di Allegri (mal comune…). Ma poi, a proposito, caro Max, qualche domanda: ma perché con il Villarreal hai fatto giocare Milinkovic Savic? Perché Di Lorenzo sulla sinistra? Perché Gilmour e non Lobotka? Perché Giovane? E soprattutto, perché stiamo apparando così tante figurelle, in Champions ma non solo?