De Bruyne mostri più pazienza nei confronti di Lucca: non tutti hanno la sua stessa marcia
Ormai è il leader maximo della squadra, e un po' di pazienza in più non guasterebbe. La sua platealità nel sottolineare gli errori dei compagni, soprattutto di Lucca, è l'unica nota stonata della prestazione di ieri

Castel di Sangro 08/08/2026 - amichevole / Napoli-Celta Vigo / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Kevin De Bruyne
Una nota fuori scala, quella punta di gelo avvertita in una tiepida brezza primaverile, un piccolo retrogusto amarognolo a inasprire la dolce polpa di un frutto: questo sono state, per me, le braccia rivolte al cielo di Kevin De Bruyne, a sottolineare ancora una volta, di fronte a una parte di stadio che non aspettava altro un errore di Lorenzo Lucca. Un piccolo, minuscolo e per molti insignificante gesto che, per il sottoscritto, mette un puntino nero in mezzo a quella che è stata una prestazione dorata del belga.
Parliamoci chiaro, la migliore di De Bruyne da quando è qui. E non per i due gol, ma soprattutto per la tenacia, la grinta e la qualità nel palleggio messe in campo.
Ecco, se avesse evitato quel gesto, sarebbe stato da 10. Purtroppo, però, King Kev sembra non riuscire a fare a meno di tale platealità.
De Bruyne, un vizietto di troppo

Non è la prima volta e, con tutta probabilità, non sarà l’ultima. Il primo gesto plateale che mi sovviene è quello contro il Torino, nell’ottobre 2025. C’era ancora Antonio Conte in panchina e perdemmo a causa del gol dell’ex, Simeone. In quell’occasione, Kev si lasciò andare a un gesto risentito nei confronti di Lucca. Quest’anno, ad agosto, contro il Como, la stessa cosa, lamentandosi del mancato attacco alla porta di Lang e, ovviamente, sempre di Lucca. Ieri, ancora una volta, le braccia alzate al cielo a sottolineare un pallone perso dall’attaccante, ormai incapace di trovare qualsiasi tipo di bussola.
Ora, non fraintendeteci: passare da Haaland a Lucca sarebbe indubbiamente un trauma per tutti, ma proprio perché ci si trova davanti a un ragazzo ormai completamente in balia di ciò che gli accade intorno, sottolineare così platealmente un suo errore, di fronte a una parte di stadio che non aspetta altro che riversare i propri fischi su di lui, equivale a maramaldeggiare. La frustrazione è comprensibile e, come tale, va esternata. Ma magari sarebbe meglio esprimere i propri pensieri nell’abbraccio dello spogliatoio. In campo, dinanzi all’avidità dello spettatore, sarebbe meglio evitare. A Napoli non si deve prestare attenzione soltanto al fuoco nemico: King Kev dovrebbe averlo capito ormai.
Il ruolo di un leader

Kev, c’è una linea non tanto sottile tra il detto e il non detto. E se ciò che non viene detto è necessario che venga detto, sarebbe meglio comprendere i momenti opportuni per farlo. Sembra uno scioglilingua, ma è così. Non dico che debba essere Maradona, capace di applaudire anche i tap-in sbagliati dei compagni, ma sarebbe sufficiente dimostrare un minimo di comprensione verso chi non ha e non avrà mai la tua stessa marcia. La barca, ora, è la stessa e ne va del bene del Napoli.
Piccolo disclaimer, doveroso: non è una critica a De Bruyne, che non sarà mai un problema, ma un appunto. Ora Kev ha una posizione importante e, limando questo aspetto, potrebbe davvero assurgere al ruolo di faro nella tempesta. La platealità lasciamola ad altri contesti.