Chivu: “L’allenatore è il principale colpevole. Devo migliorare io, prima di tutto”
L'Inter è a zero punti in Champions dopo Real Madrid e Bruges. Sull'intervallo di Bologna: "Mi avete sentito urlare? Io parlo piano, alzo la voce, rido, scherzo, mi arrabbio"

Db Milano 14/02/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Cristian Chivu
Cristian Chivu ha presentato in conferenza stampa, ad Appiano Gentile, la sfida di Champions di domani sera a San Siro contro lo Shakhtar Donetsk. L’Inter è ancora a zero punti dopo le sconfitte con Real Madrid e Bruges, e in Europa ha perso sette delle ultime otto partite. In campionato invece è prima: un contrasto su cui il tecnico è sotto accusa da giorni, come raccontavamo qui: l’Inter domina in Italia ma in Europa sa solo perdere.
Chivu, come aveva già fatto dopo il ko di Bruges, si prende tutte le colpe. Ecco le sue risposte, come riportate da FcInterNews e SportMediaset.
Chivu: “Si parla troppo del passato”
È giusto accorpare le sconfitte dell’anno scorso con quelle di quest’anno in Champions?
“Io non le ho mai contate, ma devo rispondere alla domanda. Non c’è bisogno di ricordare questo fatto, siamo consapevoli che veniamo da due sconfitte in Europa. Vogliamo ritrovare l’energia che va di pari passo con l’ambizione. Ora si parla troppo del passato, di quello che non abbiamo fatto. Noi dobbiamo concentrarci su ciò che dobbiamo fare domani. Dovremo essere pronti sotto tutti i punti di vista per portare a casa il risultato”.
Cosa ti ha fatto arrabbiare a Bologna?
“Mi avete sentito urlare? Io parlo piano, alzo la voce, rido, scherzo, mi arrabbio. Io considero i miei giocatori come se fossero quasi dei figli, passiamo tanto tempo insieme. Se mi arrabbio, il mio amore nei loro confronti non cambia mai”.
Come si fanno a trasformare le difficoltà in un atteggiamento aggressivo sin dall’approccio alla partita?
“A me fa piacere che Bastoni si sia preso la responsabilità di quello che succede in campo, ma il primo responsabile sono io. Magari non riesco a trasmettere quello che serve ora. Le responsabilità sono reciproche, è sempre stato così. Se abbiamo fatto una stagione importante, è perché tutti si sono presi le loro responsabilità”.
Che avversario ti aspetti?
“Una squadra forte, da Champions. Una squadra evoluta, con qualità ed esperienza. Hanno giocatori con caratteristiche tecniche importanti, un’identità precisa e tanta intensità. Sappiamo che non sarà semplice, noi dovremo essere noi stessi, con una certa autostima guadagnata nel tempo. Anche se conta poco il passato, ma conta il presente”.
Bastoni ha detto che bisogna tornare coi piedi per terra in Champions, l’autocandidatura di alcuni giocatori alla vittoria finale ha creato dei danni?
“Io a questa domanda ho risposto qualche settimana fa. Noi rispondiamo per educazione a certe domande, abbiamo detto che la Champions è un sogno. Ma in questo momento, dopo due partite perse, è meglio pensare solo alla gara di domani perché la parola ‘vincere’ in Champions è la priorità in questo momento”.
“Se non è l’allenatore il principale colpevole, di cosa stiamo parlando?”
Dopo il Brugge avevi detto che dovevi cambiare qualcosa.
“Parlavo di me stesso, di quello che posso fare meglio a livello di comunicazione al gruppo. Serve più attenzione, motivazione… Quando le cose non vanno bene, non punto mai il dito verso i giocatori. Gli errori individuali li prendo sempre come mancanza di energia che non sono riuscito a trasmettere. È giusto capire che questo gruppo gioca da anni sotto pressioni, con tutte le aspettative del mondo addosso. È anche un merito questa cosa, che si sono guadagnati in campo perché da 7 anni sono competitivi. È il mio compito prendermi certe responsabilità. Se non è l’allenatore il principale colpevole, di cosa stiamo parlando? Devo migliorare io, prima di tutto”.
Come riesci a far cambiare l’atteggiamento alla squadra tra primo e secondo tempo senza sostituzioni?
“Non lo so, di cosa parliamo? Se si parte male, la colpa è mia. Giusto? Se nel secondo tempo cambia il risultato, è merito mio? No. È una somma di cose. A volte dipende anche dall’avversario. Io dico sempre di mantenere la nostra identità, a volte le cose funzionano a volte no. L’intervallo ti permette di capire l’andamento di una partita, ma poi sono bravi i giocatori. Gli avversari vogliono battere l’Inter da 7 anni, per quello mettono più intensità. Era così anche quando ero giocatore qui. La cosa importante è sempre la reazione, l’adattamento alla partita”.
A SportMediaset Chivu ha aggiunto anche cosa chiede alla squadra: “Voglio che i miei si divertano anche nelle avversità, bisogna essere consapevoli dell’importanza delle partite, devono prendersi responsabilità senza perdere di vista il gioco. Così facendo è più facile vincere”.
Domani l’Inter dovrà fare a meno di Lautaro, fermo per il problema ai flessori.