Repubblica: “Gravina incoronerà Abete come suo successore”
Fu già presidente Figc dal 2007 al 2014: cambiare perché nulla cambi, come l’ultimo dei Gattopardi. Il commissariamento è uno scenario improbabile.

UEFA vice-president Gabriele Gravina looks on ahead of the start of the 50th UEFA Ordinary Congress in Brussels on February 12, 2026. Pau BARRENA / AFP
Gabriele Gravina oggi, in Consiglio federale, dovrebbe annunciare le sue dimissioni da presidente della Figc. Tra i suoi possibili successori spunta il nome di Giancarlo Abete, che aveva già ricoperto quel ruolo dal 2007 al 2014. L’ipotesi commissariamento è quasi impossibile.
Gravina vuole Abete come suo successore
Repubblica scrive:
La pressione si è fatta insostenibile, non solo per le uova che hanno centrato la facciata della Federcalcio. L’ennesimo fallimento, seguito dalle critiche per le uscite spericolate contro lo sport dilettantistico, non lascia alternative a Gabriele Gravina: oggi, di fronte alle componenti riunite alle 14.30 in via Allegri, il presidente della Figc si dimetterà. Ma ha già in serbo la mossa successiva, il colpo di coda del Gattopardo: convocare, subito, nuove elezioni, a luglio (circola la data del 2). Così Gravina — rieletto 14 mesi fa con quasi il 99 per cento dei voti dal calcio italiano — potrebbe diventare il king-maker del suo successore: incoronando al suo posto Giancarlo Abete, l’uomo di cui è stato sostenitore fino al 2014, e che poi ha imposto alla guida della Lega Dilettanti del calcio.
Abete è già stato al timone della Federcalcio: la lasciò dopo l’eliminazione al primo turno dall’ultimo Mondiale a cui hanno partecipato gli azzurri, 12 anni fa. Sarebbe il modo per mantenere l’asse attuale rinnovando formalmente il vertice. Più difficile che possa essere lo stesso Gravina a ricandidarsi. Ma resta il concetto: cambiare perché nulla cambi, come l’ultimo dei Gattopardi. Governo e ministro spingono invece per una soluzione estrema: il commissariamento della Federcalcio, posizione su cui Abodi avrebbe ottenuto l’appoggio della premier Meloni. Attualmente però lo spazio di manovra in questo senso è molto stretto: lo Statuto del Coni lo permette solo per gravi violazioni, irregolarità amministrative, paralisi dei campionati o del funzionamento della federazione. Servirebbe che a chiederlo fossero proprio le componenti del calcio italiano, le leghe di serie A, B e C, dilettanti, calciatori, allenatori. Uno scenario quantomeno improbabile.
Una volta lasciato il feudo della Figc, Gravina infatti si toglierà i sassolini rimasti nelle scarpe, scaricando una quota parte del disastro azzurro sulla politica: non aver consentito di scrivere norme per favorire l’impiego di giovani. Aver negato la restituzione di una percentuale sugli introiti delle scommesse per investimenti nei settori giovanili e nelle infrastrutture, non aver snellito le procedure per realizzare stadi nuovi, non aver messo un euro del Pnrr nello sport.











