Italia, il futuro passa dai giovani: da Kayode a Vergara fino a Rao. La Nazionale sia un ponte, non un muro
Libero: "Essere un ponte comporta il non dover per forza conquistare risultati ossessivi per un quadriennio che poi, per la cronaca, i risultati non li stiamo conquistando comunque"

Mg Verona 28/02/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Vergara
Si legge su Libero:
C’è una luce in fondo al tunnel e arriva dal riassetto delle giovanili e dalle selezioni Under della Nazionale.
Nel nuovo ciclo azzurro ci si aspetta un inserimento rapido di difensori di nuova scuola come Kayode (Brentford), Ahanor (Atalanta) e Reggiani (Borussia Dortmund), ma anche di profili offensivi e contemporanei come Vergara (Napoli), Tresoldi (Bruges) e Koleosho (Paris in prestito dal Burnley). Deve esserci un progetto per talenti puri come Liberali (Catanzaro) e Camarda (Milan).
A questi si aggiungono i fortissimi azzurrini attualmente in Under 20 quali Vavassori (Atalanta), Rao (Napoli), Nuamah (Sassuolo), guarda caso tutti trequartisti o ali offensive veloci e tecniche, per non dimenticare il prezioso Rispoli.
Un ponte, non un muro
Per chiudere, va citato il caro “non-vecchio” Pafundi su cui Roberto Mancini aveva fondato non tanto una provocazione (“La nostra lista convocati è Pafundi e poi tutti gli altri”), quanto un vero e proprio manifesto programmatico. L’idea di fondo era che la Nazionale maggiore debba, per forza di cose, forzare la convocazione di giovani che altrimenti non compirebbero mai il salto definitivo.
Deve farsi ponte tra il percorso nelle giovanili e il calcio dei grandi. Un ponte, non un muro. E ovviamente, essere un ponte comporta il non dover per forza conquistare risultati ossessivi per un quadriennio che poi, per la cronaca, i risultati non li stiamo conquistando comunque, nel caso non ve ne foste accorti.











