Per i club seri i giovani sono un modello di business, in Italia solo retorica: il caso del Bayern Monaco

La Faz racconta il progetto "Red&Gold Global Trophy". Perché il modello di scouting che ha funzionato per decenni non funziona più: e ora anche i club ricchi si devono industriare. In Italia parliamo e basta

Palestra

Mg Bergamo 26/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Italia-Irlanda del Nord / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Marco Palestra

I giovani, dice. Quelli su cui la gerontocrazia vorrebbe rifondare la Nazionale (chi sono? Dove giocano? Come sono fatti?). Quelli che chi è abituato a progettare le cose per bene si affanna a rintracciare, anche a livello di club. Soprattutto, a livello di club. E’ un modello di business, e solo poi la premessa al successo di qualsiasi nazionale. E così, racconta la Faz in Germania, il Bayern Monaco – che pure avrebbe tutti i mezzi per fregarsene, e spendere direttamente per giocatori fatti e finiti – s’è inventato un modo per arrivare a quei giovani prima degli altri. E’ solo un esempio di cose pratiche, quando blateriamo a gratis di “rifondazione sui giovani” in Italia.

E dunque: il Bayern Monaco, con la sua rete Red&Gold e il torneo “Red&Gold Global Trophy” al Bayern Campus, ha costruito esattamente questo. Un sistema per individuare talenti globali prima che diventino troppo cari, presentato come un progetto di sviluppo umano. Un modello di controllo economico su club in Uruguay, Gambia, Ecuador e Corea del Sud, descritto come “alternativa ai modelli di proprietà multi-club.” Un meccanismo per allungare la finestra di influenza su ragazzini di diciassette anni in Africa occidentale, spiegato come un modo per “alleviare la pressione”.

Il mercato dei talenti calcistici – spiega la Faz – è diventato così trasparente, così saturo di scouting, dati, agenti e intermediari, che i vantaggi informativi tradizionali sono praticamente scomparsi. “Se vogliamo essere un passo avanti, non possiamo farlo da Monaco” dice Jochen Sauer, responsabile del settore giovanile del club. È un’ammissione rara per una delle istituzioni sportive più autoreferenziali d’Europa: il modello che ha funzionato per decenni non funziona più.

La risposta del Bayern è stata allora costruire una rete di partner locali in mercati dove la competizione è ancora gestibile, dove un ragazzo di talento a Banjul o Montevideo non è ancora sul radar di City, Psg e Real. Red&Gold è azionista di maggioranza del Racing Montevideo e dell’accademia gambiana Gambinos Stars Africa. Ha partnership con club in Ecuador e Corea del Sud. LAFC – il co-investitore americano nella joint venture – ha investimenti propri nel Wacker Innsbruck e nel Grasshopper Zurigo. Questi ultimi due, nota la Faz, “ufficialmente non fanno parte di Red&Gold, probabilmente per evitare potenziali conflitti con i regolamenti Uefa sulla proprietà multi-club”.

Il caso emblematico è Maycon Cardozo, diciassette anni, esordio in prima squadra contro il Borussia Mönchengladbach a marzo: dalla Global Academy alla World Squad, poi il provino con l’Under 17, poi il salto. Una storia perfetta. Sauer lo descrive con franchezza disarmante: “Due anni non sono sufficienti per influenzare in modo significativo lo sviluppo calcistico e personale di un giocatore”. Quindi bisogna arrivare prima. Influenzare di più. Più a lungo. “Individualità, routine quotidiana, professionalità”: non è scouting, è formazione dell’identità.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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