Gravina si è dimesso ma non molla il sistema di potere
Il Fatto quotidiano: "Ha solo evitato il commissariamento. Lui e i suoi gestiranno questi mesi fino alle elezioni, il suo è un passo di lato non un passo indietro"

Dc Roma 24/07/2025 - Il Presidente della Repubblica riceve al Quirinale la Nazionale di Calcio femminile / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina
Effettivamente sarebbe troppo bello per essere vero: quello di Gravina più che un passo indietro è un passo di lato. L’analisi di Lorenzo Vendemiale sul Fatto Quotidiano.
Gravina, un addio che non è un addio
Si legge sul Fatto:
“Queste dimissioni però non sono semplicemente l’atto dovuto che un intero Paese aspettava, ma una strategia, con uno scopo preciso: evitare il commissariamento, cioè il cambiamento. Se fosse stato sfiduciato, Coni e governo avrebbero potuto nominare un reggente, come fece ad esempio Malagò nel 2018 con Tavecchio: quella in realtà fu un’occasione persa, ma oggi sarebbe l’unica strada per provare a rinnovare il calcio italiano, spazzando via l’intero Consiglio federale e riformando senza compromessi.
Un “pericolo” scongiurato dalle cariatidi del nostro calcio. Ci penseranno la Federazione e le sue componenti a rinnovarsi, andando a elezioni immediate. Infatti c’è già una data.”
Un passo di lato
“Il punto è questo: quanto la nuova gestione, qualsiasi essa sia, potrà e vorrà davvero tagliare i ponti col passato. Perché il problema non è Gabriele Gravina (non soltanto, almeno), ma il “sistema Gravina”: il codazzo imbarazzante di capi e capetti che hanno spadroneggiato in Federazione, a partire dall’avvocato Viglione, vero presidente ombra in questi anni, e le logiche che hanno improntato le politiche e affondato il movimento. I segnali in questo senso non sono incoraggianti.
Quello di Gravina, più che un vero passo indietro, sembra un passo di lato, e lo conferma anche un dettaglio che ha già suscitato malumori: in spregio a ogni valutazione d’opportunità, in questi due mesi Gravina non passerà la mano a un vicario, ma resterà in sella fino al 22 giugno. Questo vuol dire che gestirà in prima persona la delicatissima fase elettorale, ed è difficile immaginarselo come spettatore.”











