La nazionale francese made in Serie A: ci usano come “vivaio” e campionato d’allenamento

Una volta venivano i top player, adesso tutti gli altri. L'Equipe: "Il Decreto Crescita ne ha portati molti, ora è un campionato ottimo come rampa di lancio"

La nazionale francese made in Serie A: ci usano come “vivaio” e campionato d’allenamento

Mg Verona 19/04/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Milan / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Adrien Rabiot

La nazionale francese campione del mondo nel 1998 e la prima squadra messa insieme da Zinedine Zidane hanno una cosa in comune: la Serie A. Includono sette giocatori che giocano da noi. Alla fine degli anni ’90 c’erano Zidane, Desailly, Thuram, Djorkaeff, Deschamps, Boghossian e Candela (“giocavano nel miglior campionato del mondo”, scrive L’Equipe facendoci scendere una lacrimuccia). Ora Maignan, Butez, Rabiot, Kalulu, Koné, Da Cunha e Diouf. Il giornale francese, in pratica, sottolinea che ci usano come vivaio e come campionato d’allenamento.

C’entra molto anche il ct. Zidane, come il suo predecessore Deschamps, ha trascorso anni immerso nella cultura della Serie A. “Ma bisogna guardare anche altrove, scrive L’Equipe. Ovviamente ai soldi: “Il Decreto Crescita (un decreto del 2019, poi abrogato nel 2024, ndr), un regime fiscale che permetteva una significativa riduzione della base imponibile, ha reso per un certo periodo il campionato italiano molto attraente per i giocatori stranieri. Giocatori come Maignan (Milan) e Kalulu (Juventus), arrivati ​​diversi anni fa, ne beneficiano ancora. Rabiot è stato a lungo uno dei giocatori più pagati della Serie A grazie a questo status, paragonabile al regime fiscale per gli espatriati in Francia”.

Vantaggi fiscali e campionato abbordabile

Al di là dei vantaggi fiscali di lunga data, la Serie A è vista come una piattaforma per le reti francesi, in particolare per i giovani calciatori. Dice al giornale un dirigente italiano non meglio specificato: “Negli anni ’90 avevamo giocatori come David Trezeguet e Zinédine Zidane; ora non si vedono più Ousmane Dembélé, Kylian Mbappé o Désiré Doué, ma giovani come Koné, Da Cunha e Diouf vedono l’Italia come un campionato in cui possono davvero brillare. Sfortunatamente per noi, se si affermano stabilmente nella nazionale francese, riceveranno offerte da campionati più prestigiosi”.

“L’Italia, oltre alla mancanza di talento, non riesce a sviluppare tutti i profili necessari”, dice un agente internazionale francese. “Giocatori come Rabiot, Diouf o Koné possiedono la grinta e il fisico che si adattano perfettamente alle esigenze del calcio del 2026. I club italiani continueranno a cercarli in Francia”. Nel breve termine, Zidane potrebbe continuare ad attingere al bacino di talenti “italiani”: ci sono i fratelli Thuram, Kolo Muani, Pavard ma anche Atta Fiorentina o Bakola, conclude L?Equipe