Allegri l’allenatore che rifiuta approcci ideologici

Liquidato sbrigativamente dalla narrazione dominante come l'emblema del cinismo e del non-gioco, Allegri da anni ci ricorda che l'ideologia crea gabbie concettuali. Come ha ricordato ieri il presidente di Confindustria sull'approvvigionamento energetico

Allegri l’allenatore che rifiuta approcci ideologici

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

Ieri il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha scandito con chiarezza che sull’approvvigionamento energetico e sul ritorno alle forniture di gas dalla Russia non può trovare spazio l’ideologia, sollevando di conseguenza un velo su uno dei vizi capitali del nostro tempo. Il suo richiamo alla realtà non è soltanto una constatazione economica, ma un manifesto d’azione, perché di fronte alla concretezza dei bisogni, alle emergenze del settore produttivo e alla complessità delle dinamiche internazionali, incardinarsi in posizioni dogmatiche significa condannarsi all’inefficienza. O, banalmente, all’aumento dei costi del settore (gas, benzina, diesel, energia elettrica). La questione energetica richiede realismo, visione strategica e flessibilità, ovvero la capacità di perseguire l’obiettivo fondamentale della stabilità senza rimanere ostaggio di narrazioni di comodo.

Questa diagnosi trova un riscontro sorprendentemente fedele nel dibattito che da anni infiamma il calcio italiano. Anche nei salotti sportivi, infatti, l’ideologia ha alzato le sue barricate, dividendo il racconto del pallone in due tifoserie concettuali apparentemente inconciliabili: da una parte i sacerdoti del giochismo, custodi dell’estetica del possesso palla a ogni costo, e dall’altra i difensori del risultatismo, liquidati come cinici custodi del punteggio finale. Proprio come paventato da Orsini per i destini industriali del Paese, questa polarizzazione finisce per oscurare la realtà dei fatti, trasformando un’analisi tecnica in uno scontro d’appartenenza dove la purezza della teoria conta più dell’efficacia pratica.

Il tecnico livornese ha sempre rifiutato gli spartiti rigidi e le verità rivelate

L’esempio più calzante di questo cortocircuito è rappresentato da Massimiliano Allegri, spesso eretto a simbolo o capro espiatorio di questa disputa. Liquidato sbrigativamente dalla narrazione dominante come l’emblema del cinismo e del non-gioco, Allegri incarna in verità sul rettangolo verde la medesima filosofia pragmatica invocata dal presidente degli industriali. Il tecnico livornese ha sempre rifiutato gli spartiti rigidi e le verità rivelate, dimostrando che il fine ultimo (la vittoria) non si ottiene negando il talento o la bellezza, ma piegando l’organizzazione tattica alle caratteristiche degli uomini a disposizione e ai momenti della partita.

Allegri

Un paradigma chiarissimo di questo approccio si è visto proprio nel rotondo 3-0 con cui il Napoli ha travolto il Frosinone. Alla vigilia di quel match, chiunque fosse mosso dai preconcetti sul dogma allegriano si sarebbe aspettato la consueta partita d’attesa, fatta di blocco basso e sofferenza. Invece, Allegri ha spiazzato tutti schierando una squadra a trazione nettamente offensiva, affidando le chiavi della regia a Kevin De Bruyne e disegnando un tridente d’attacco purissimo. Il risultato è stato uno spettacolo di pressing alto, fluidità di passaggio e totale dominio territoriale, sfociato in una vittoria schiacciante e spettacolare che ha annientato ogni preconcetto, silenziando le stravaganze di chi era certo che Alvini potesse venire a Napoli a dare lezioni di calcio totale al suo collega.

Le parole rilasciate ieri mattina da Aurelio De Laurentiis colgono l’essenza stessa della questione: di fronte a un curriculum fatto di successi, il giudizio aprioristico perde di senso. Ciò che conta è la capacità di trovare la soluzione adatta per dare sicurezza alla squadra e centrare il risultato, sia essa un cambio di modulo o una sterzata tattica:

“… non ho mai avuto dubbi su Allegri. Sono sempre stato silente, non ho mai dato giudizi, anche perchè cosa vuoi giudicare di uno che ha vinto così tanto? Finalmente si è rimesso a tre dietro, evidentemente è uno schema che gli dà sicurezza e abbiamo avuto successo”.

calcio

L’efficienza genera una propria innegabile forma di bellezza

Ridurre la carriera di Allegri o le sue singole uscite tattiche a una sequenza di vittorie prive di valore estetico significa cadere nella medesima trappola ideologica denunciata da Orsini. La capacità di soffrire senza disunirsi per poi colpire con tecnica purissima, unita alla disponibilità di cambiare pelle quando le circostanze lo richiedono, è la dimostrazione che l’efficienza genera una propria innegabile forma di bellezza. Non c’è contrapposizione tra il vincere e il giocar bene, così come non c’è contraddizione tra la tutela dell’economia e la ricerca di soluzioni energetiche concrete. In entrambi i casi, infatti, la vera maestria sta nell’adattamento e nella capacità di raggiungere il massimo risultato possibile con gli strumenti a disposizione.

In ultima analisi, il messaggio che lega le parole di Emanuele Orsini alle dinamiche del campo da gioco è profondo e universale. L’ideologia tende a creare gabbie concettuali rassicuranti ma sterili, che separano artificialmente ciò che nella realtà deve per forza convivere. Nel calcio, come nell’economia, la teoria resta un utile punto di partenza, ma sono sempre il pragmatismo, la flessibilità e l’orientamento al risultato a determinare il successo. Le chiacchiere stanno a zero quando a parlare restano unicamente i bilanci per le imprese e i punti in classifica per le squadre.