Quousque tandem abutere, Lucca, patientia nostra?

Per il bene di entrambi, è giunto il momento di dirsi addio. Acquistarlo per 40 milioni è stato uno dei più grandi fallimenti del Napoli, forse il più grande. L'assist per il gol di Adams è esplicativo di tutto ciò che è oggi Lucca nel Napoli.

Quousque tandem abutere, Lucca, patientia nostra?

Dc Castel di Sangro 05/08/2026 - amichevole / Napoli-Osasuna / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Lorenzo Lucca

Allegri a Dazn (giustamente) fa il pompiere: dice che anche Lucca ha fatto la sua parte e che è un buon giocatore. Ma l’incendio è già bello che divampato, ha consumato tutto e non ha lasciato nemmeno le braci.

Oggi la chance dal primo minuto contro il Venezia, oggi l’ennesima prestazione mediocre, opaca e ricca di quella fastidiosa sufficienza che lo ha portato a svirgolare il pallone che ha mandato Adams in porta. Per il bene di entrambi, è necessaria la separazione. Ma chi potrebbe volere un calciatore del genere? Che, oltre alle ben nascoste qualità calcistiche, non sembra mostrare nemmeno la minima traccia di impegno?

Lucca, è tempo di dirsi addio

Lucca

Voi direte: era ora, già da parecchio tempo. Ed è vero. Ma adesso le cose si sono semplicemente fatte insostenibili.

Un esborso da 40 milioni che ha avuto il solo merito di far arricchire gli epatologi di Napoli. È totalmente colpa sua? No, ovviamente. Non si è certo autoinvitato, ma è stato acquistato a peso d’oro (40 milioni!) nel delirio di onnipotenza seguito al quarto scudetto azzurro. Uno degli acquisti più fallimentari della storia del Napoli, se non il peggiore in assoluto.

A Udine aveva brillato relativamente, mettendo a segno 12 gol, ma era stata la sua prestazione in quel pareggio di febbraio 2025 a convincere Conte di poter lavorare su di lui, sgrezzarlo e farne una sorta di mini-Lukaku, capace di proteggere e smistare palloni come il leggendario feticcio del salentino.

Niente di più sbagliato. A mancare non erano soltanto le qualità tecniche del belga, ma soprattutto quelle morali: la voglia di mettersi a disposizione, di non sentirsi già arrivato. Ma arrivato dove, poi?!

Ad agosto il patatrac: Lukaku rimedia un infortunio che gli fa saltare mezza stagione e Lorenzo crede di essere automaticamente promosso ad attaccante titolare per diritto divino. De Laurentiis, che scemo non è, punta invece su Hojlund. Ed è proprio lì che affonda la radice di tutto.

L’ex Udinese e Pisa si sentiva probabilmente pronto per vestire una maglia così pesante come la numero 9 del Napoli. Non poteva accettare il ruolo di comprimario alle spalle del danese. Il resto lo conosciamo: le frecciate di Conte a chi dimostra poco impegno, il prestito al Nottingham, il gol e il delirio mistico su Instagram, fino al ritorno a Napoli dopo l’ennesima esperienza fallimentare.

Poi Allegri, meno intransigente di Conte e forse più propenso al dialogo. Magari le cose potrebbero cambiare, potrebbe riuscire a trovare la chiave per far rendere uno dei peggiori investimenti dell’era De Laurentiis.

Il problema? La chiave magari è pure quella giusta, ma se la serratura è chiusa…

Oggi, nella sconfitta del Penzo, l’ennesima prova da mettersi le mani nei capelli. Un disastro totale.

La questione caratteriale

Napoli

Da dove partiamo? Dal pallone ciccato nel primo tempo su una bella palla di Giovane o dal campanile che manda in porta Adams? Farebbe lo stesso, ma il secondo episodio è semplicemente esplicativo di tutto ciò che è oggi Lorenzo Lucca.

Superficiale. E qui possono essere tollerate tante cose, ma non la sufficienza. Il problema è la leggerezza con cui arriva su quel pallone, mosso da non si sa quali intenzioni. Leggerezza e sbadataggine che ha dimostrato più volte, senza alcun tipo di fondamento concreto.

La grossolanità tecnica può essere redenta solo dall’impegno. E tanti onesti gregari si sono fatti amare proprio per la capacità di sopperire ai propri limiti con tanta ferocia e arguzia tattica. Niente frecciate social, niente boria. Le due cose insieme sono un cocktail letale.

È giunta l’ora dell’addio, già a gennaio. Un’intera stagione con lui come secondo non sarebbe affrontabile. Hojlund non è Superman.

In bocca al lupo a Manna.