Il Manchester United è il cimitero dei calciatori: McTominay si è salvato
Lo scrive il Times. È lunghissimo l'elenco di chi si è perso con quella maglia: da Pogba a Di Maria. "McTominay al Napoli è diventato calciatore dell'anno, allo United non lo sarebbe mai diventato"

Manchester United's assistant coach Steve Holland (L) and Manchester United's English Interim head coach Michael Carrick (R) speak during the English Premier League football match between Manchester United and Manchester City at Old Trafford in Manchester, north west England, on January 17, 2026. (Photo by Darren Staples / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /
Sei partite e sei punti, frutto di una vittoria, tre pareggi e due sconfitte, 9 gol fatti e 9 subiti per un laconico quattordicesimo posto. Tanto che già circola il nome di Conte. Insomma, niente di nuovo sotto il cielo di Manchester, sponda United (lato City, invece, ci sono problemi ben più complessi). Un club un tempo glorioso continua la sua inesorabile discesa verso l’irrilevanza. Un club che, secondo il Times, rappresenta l’autentico naufragio del talento. L’analisi.
Manchester United, nessuno impara e nessuno cresce

Si legge sul Times:
“Il Manchester United, una società calcistica che dispone di vantaggi sufficienti per dominare tutto e tutti, è diventato una sorta di succube, capace di prosciugare la vitalità di chiunque gli graviti attorno. Giocatori, allenatori, manager.
Considerando, con qualche approssimazione, le ultime dieci stagioni, lo United ha effettuato circa cinquanta acquisti importanti, e viene difficile pensarne anche soltanto uno la cui carriera sia migliorata grazie al trasferimento a Old Trafford. Forse Senne Lammens, il nuovo portiere. Alcuni altri hanno mantenuto il proprio livello. Bryan Mbeumo e Matheus Cunha erano buoni giocatori quando sono arrivati e lo sono ancora oggi. Bruno Fernandes è stato straordinario, ma è approdato a Manchester quando, con lo Sporting Lisbona, era già il centrocampista più prolifico d’Europa, e si è limitato a proseguire su quella traiettoria. Non è che lo United lo abbia trasformato in qualcosa che non sarebbe comunque diventato.”
L’elenco di coloro che hanno prosperato una volta lasciato il club continua, e la lista non poteva che aprirla Scott McTominay, che, secondo il Times:
“Non era certo destinato a essere eletto calciatore dell’anno finché fosse rimasto a Old Trafford, ma in Serie A, con il Napoli, è diventato esattamente questo.”
Poi la lista prosegue con Di María, Antony e persino Lindelöf. Ci sono Rashford e persino Amorim.
Un club che ha tutto dalla propria parte, eppure…

L’analisi continua con un’affermazione potente, che evidenzia come il club avrebbe tutte le carte in regola per essere vincente:
“Per come sono state concepite le regole sulla sostenibilità finanziaria, dovrebbe essere impossibile per il club fallire. Molto più che nell’era di Sir Alex Ferguson, lo United dovrebbe essere la società più vincente del Paese, con un posto tra le prime quattro garantito quanto quello del Bayern Monaco o del Real Madrid.”
Il denaro speso lo imporrebbe. Eppure, quante volte un nuovo acquisto, celebrato come l’uomo della svolta, ha finito per smettere di crescere? Sancho, Casemiro, Sesko, Hojlund, Pogba, Sánchez e via discorrendo. Alcuni non sono mai riusciti a riprendersi.
La chiosa:
“Lo United è diventato una sorta di kryptonite per i buoni giocatori.”