La cura dimagrante di De Laurentiis: taglio di 50 milioni al monte ingaggi. In panchina Allegri o Italiano
Finito l'effetto Conte, si torna alla cara, vecchia sostenibilità. Il Corriere dello Sport svela il piano aziendale per il centenario: una sforbiciata drastica agli stipendi, l'obbligo di valorizzare la rosa attuale e la grande scommessa (l'ennesima) sullo stadio.

Db Riyadh 22/12/2025 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Bologna / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
Il biennio di lusso (e di eccessi) sotto la guida di Antonio Conte è ormai in archivio. Il Napoli si risveglia dal sogno e torna a fare i conti con la realtà, che dalle parti di Castel Volturno ha un nome e un cognome ben precisi: sostenibilità finanziaria. Aurelio De Laurentiis ha deciso di riprendere in mano la calcolatrice, archiviando l’ubriacatura per tornare alla sua comfort zone, il caro, vecchio “calcio azienda”.
A delineare la rotta della restaurazione azzurra è l’edizione odierna del Corriere dello Sport, che mette nero su bianco le cifre (drastiche) del nuovo corso e restringe il casting per l’erede di Conte a due nomi che più diversi non si può.
Ecco cosa scrive il quotidiano, tracciando le linee guida del Napoli che verrà:
“Ci sono dei passaggi fondamentali per continuare a inseguire i sogni. Il primo è esclusivamente tecnico e parte dalla scelta del nuovo allenatore fra Allegri e Italiano. Una decisione delicata e che deve portare nel futuro, mirata a valorizzare al massimo i giocatori già a disposizione nel rispetto dei parametri gestionali che si è dato il club (abbattimento del monte ingaggi di circa 50 milioni). Ma la partita della sostenibilità si giocherà sulla crescita degli introiti della società, in particolar modo sullo stadio. È lì che il Napoli ha la possibilità più ampia di aumentare i propri ricavi. Non fare dei passi in avanti in questa direzione può diventare un boomerang per il club ma anche per la città. Una soluzione condivisa sarebbe il modo migliore per spegnere le cento candeline”.
La mannaia da 50 milioni e il casting bipolare
C’è un passaggio, in questo virgolettato, che fa tremare i polsi e che spiega perfettamente quale sarà il leitmotiv dell’estate: “abbattimento del monte ingaggi di circa 50 milioni”. Non un aggiustamento al ribasso, ma una vera e propria mannaia. Significa dire addio ai contratti faraonici (Lukaku su tutti, ma c’è da capire la gestione dei vari rientri), significa sfoltire una rosa divenuta pachidermica e, soprattutto, significa affidare a Giovanni Manna il compito ingrato di fare un mercato chirurgico. O meglio, con l’obbligo di rivalutare chi c’è già, che nel calcio di oggi è il mestiere più difficile del mondo.

In questo scenario di assoluto rigore calvinista, fa sorridere il bivio tecnico presentato dal Corsport: Max Allegri o Vincenzo Italiano. Da una parte il gestore per eccellenza, l’uomo della praticità assoluta, del “corto muso” e della solidità; dall’altra il teorico del “tutti registi”, l’esteta del rischio che chiede tempo, pazienza e fedeltà cieca al suo sistema di gioco. Due universi paralleli. L’unica certezza è che chiunque si siederà sulla panchina del Maradona dovrà far fruttare il materiale umano a disposizione, senza sognare follie.
L’eterno ritorno dello stadio
Infine, il capitolo stadio. L’eterna promessa, l’alibi perfetto, ma anche l’effettiva e unica via d’uscita per non rimanere schiacciati dal gap con le grandi d’Europa. Il Napoli compie 100 anni e, come sottolinea il quotidiano, la questione non è più rimandabile.

De Laurentiis ha bisogno di quell’impianto per far lievitare i ricavi strutturali. Perché la politica del player trading, da sola, non basta più a sostenere le ambizioni di una piazza che ha la pancia piena e il palato esigente, e che non accetterà a cuor leggero un ridimensionamento tecnico. La palla, come sempre, passa al presidente e al Comune. Sperando che non diventi, per l’ennesima volta, il solito boomerang.