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La scalata di Calzona un professionista che si è formato sui campi minori

Da Cessaniti, paesino di tremila anime, alla nazionale slovacca. L’incontro con Sarri. E ora è alle prese con un compito complesso

La scalata di Calzona un professionista che si è formato sui campi minori
As Napoli 10/04/2016 - campionato di calcio serie A / Napoli-Hellas Verona / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Francesco Calzona
Da Cessaniti con furore: Francesco Calzona ct della Slovacchia
Parafrasando un titolo celebre del mai abbastanza rimpianto Bruce Lee, siamo a raccontarvi della storia di Francesco Calzona. Ai più il nome non dirà molto visto che nel passato di Francesco non ha calcato palcoscenici calcistici importanti, toccando l’apice con 3 presenze in B in quel di Arezzo.

La storia di Francesco parte da Cessaniti, paesino calabrese di 3.000 anime alle pendici del monte Poro, e che da qualche mese conoscono anche in Slovacchia. Già, perché la federazione slovacca ha deciso di affidare a Francesco Calzona la guida della nazionale di calcio con un contratto fino a fine 2023 con rinnovo automatico in caso di qualificazione agli Europei tedeschi di giugno/luglio 2024. Calzona, in carica da questo 9 luglio, avrà il compito di riportare la piccola nazionale a essere protagonista in un calcio europeo dove c’è sempre posto per la classica sorpresa come è stata l’Islanda, la Macedonia del Nord o ad altri livelli la convincente Svizzera di Petkovic. Nazionali figlie di stati più o meno piccoli, ma che riescono con programmazione e scouting a mettere in difficoltà i colossi del continente.

La storia di Francesco Calzona

La storia di Francesco Calzona non è quella di un campione da rotocalco, ma si sviluppa sui campi delle serie minori e la svolta professionale arriva nel momento in cui incontra Maurizio Sarri con il quale nasce una reciproca curiosità che li ha portati a condividere 8 anni di lavoro insieme. Infatti Calzona entra a far parte dello staff tecnico dell’allenatore napoletano nella stagione 2008-2009 allorquando Sarri subentra al posto di Giovanni Pagliari sulla panchina del Perugia con Calzona come vice, ma l’esperienza dura da settembre a febbraio e per la coppia Sarri-Calzona arriva la prima delusione.

Con Sarri

Sicuramente però il buon Francesco intuisce che le visioni calcistiche di Sarri sono innovative anche se magari non facili da capire e nel suo piccolo comincia a prendere appunti. Dopo la parentesi umbra Calzona segue nel suo girovagare il maestro Sarri passando da Alessandria, Sorrento, Empoli e Napoli. Chiaramente sono le 132 partite sulla panchina dell’Empoli ad aver messo Maurizio Sarri sulla mappa dei tecnici di prima fascia italiana, con il suo gioco propositivo in cui il talento viene premiato e dove i giovani possono giocarsi le proprie carte. Chissà come sarebbe andata la carriera di Sarri e di Calzona se il presidente dell’Empoli Fabrizio Corsi avesse esonerato il tecnico campano dopo le prime 9 giornate di serie cadetta in cui l’Empoli si trovava desolatamente a fondo classifica.

Forse staremmo parlando di altri e invece lo staff in cui la voce di Calzona era importante, riesce a mettere in campo i propri dettami offensivi arrivando a fine stagione allo spareggio promozione perso con il Livorno di Davide Nicola. Spesso dimentichiamo la figura del vice allenatore, spesso fondamentale come nel caso di Landucci con Allegri, Martusciello l’attuale Sarri, Riccio con Gattuso o ancora Arteta per Guardiola e Tuchel con Arno Michels. Francesco Calzona è stato più che un semplice vice per Maurizio Sarri con il quale lo stesso condivide idee, approcci a partite e giocatori. Dopo l’esperienza partenopea per Sarri si aprono i cancelli della Premier League. Calzona resta invece in Italia diventando il secondo di Di Francesco a Cagliari per poi tornare a Napoli alla corte di Spalletti, spostamenti che costituiscono attestati di stima nell’ambiente calcio per Francesco Calzona.

La Slovacchia

Arriviamo allora a fine Euro 2020, in cui la Slovacchia di Stafan Tarkovic non supera il girone guidato da Svezia e Spagna. Stessa sorte per le qualificazioni ai Mondiali di Qatar 2022 dove la nazionale slovacca giunge terza dietro Croazia e Russia e mancando per la terza volta consecutiva la qualificazione alle fasi finali. Il canto del cigno di Tarkovic giunge dopo una clamorosa sconfitta dei “Sokoli” (falchi) contro il Kazakistan, venendo esonerato dalla federazione slovacca che affida la guida della nazionale al duo Mintal-Slovak in attesa di nominare il nuovo tecnico.

Ed eccoci arrivati a quel 9 luglio 2022 e la chiamata – probabilmente grazie anche ai buoni uffici di Marek Hamsik – che porta all’ingaggio di Calzona da parte della Federazione Slovacca con il compito di tirare fuori dalla palude il calcio nazionale. L’esordio di Calzona non è certo dei migliori con due scialbe prestazioni interne. In quel di Trnava arriva una sconfitta incredibile contro la nazionale azera, 2 a 1 al 95’ dopo aver pareggiato al 93’, mentre a Bačka Topola arriva uno scialbo pareggio in rimonta contro la Bielorussia. Proprio la gara di Trnava ha messo in chiara evidenza le difficoltà tecniche della squadra slovacca.

La tattica
Dal punto di vista tattico Calzona predilige il 4-3-3 ed è proprio con questo modulo che è sceso in campo nelle prime due gare da ct. Guardando la rosa della nazionale ci rendiamo conto che sono finiti i tempi in cui Hamsik era l’unico talento tecnico della formazione e Francesco oggi può fare affidamento su giocatori di esperienza quali Milan Skriniar, Jurai Kucka, Stanislav Lobotka. Manca però il classico “crack”, quel nome in grado di alimentare i sogni e soprattutto decidere le partite. Il reparto d’attacco si basa sul trio offensivo Bozenik-Jirka-Regali, giocatori giovani e di prospettiva che vengono campionati di livello medio basso, come la Zweite Liga o i tornei ceco e slovacco. Calzona ha dalla sua le idee e la capacità di lavorare con i giovani e a parte eccezioni come Pekarik, Dubravka e Kucka, la quasi totalità della rosa slovacca ha un’età media al di sotto dei 25 anni.

Come diciamo spesso però i moduli devono essere affinati ai giocatori che si hanno a disposizione e siamo sicuri che Francesco Calzona sarà in grado di capire quale sarà il modulo da usare per cercare di far rendere al meglio le nuove leve del calcio slovacco. La strada di Calzona è in salita, ma l’obiettivo è chiaro come è altrettanto chiaro che non sarà facile da raggiungere visto che la pallina con il nome Slovacchia si trova nell’urna n. 5 e il girone non sarà certo agevole.

Veľa štastia Francesco!

(a cura di Fabrizio Roscitano)

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