Corsport: è scontro tra società e calciatori per tagliare gli stipendi
I club vorrebbero un taglio del 15% per risparmiare fino a 230 milioni, ma i calciatori sono poco disposti a cedere. Tardelli "Non è giusto imporlo"

Ph Carlo Hermann/KontroLab
L’emergenza del coronavirus non è solo un’emergenza sanitaria, ma anche economica, perché sta mettendo in difficoltà l’economia del nostro Paese. Anche per le tasche del calcio, la crisi si sta facendo sentire, considerando che hanno perso incassi da stadio, merchandising e che i broadcaster non pagheranno l’ultima rata per i diritti tv, come riporta il Corriere dello Sport
La terza industria del Paese, in grado di garantire allo Stato oltre 1 miliardo di gettito fiscale, rischia di fermarsi con una liquidità ai minimi termini. I calciatori sono dipendenti e come tali, per legge, andrebbero retribuiti lo stesso. Ma i presidenti di Lega hanno iniziato a sottoporre il problema: chi investe di più chiede ovviamente garanzie e tutele, chi investe di meno rischia di annegare
Ovvio che gli ingaggi dei calciatori sono la voce che preme di più sui bilanci dei club e che non può esistere una cassa integrazione per chi, come loro, è piuttosto ricco. SI rischia di andare al muro contro muro tra società e calciatori. Più di una dirigenza infatti ha fatto capire che costringendoli a pagare gli stipendi potrebbe venir meno la solidità della società. La soluzione potrebbe essere sospendere gli stipendi per due mesi, marzo e aprile, in questo modo ad esempio la Juventus risparmierebbe 5o milioni, l’Inter 24, il Napoli 17.
Marco Tardelli, candidato alla presidenza dell’Aic la vede così: «Non credo sia obbligatorio chiedere ai calciatori di decurtarsi lo stipendio e non è gusto imporlo, ma rinunciare a qualcosa potrebbe essere un segnale di vicinanza per i tifosi e i cittadini che soffrono»











