Tony Colombo e de Magistris hanno in testa la stessa idea di Napoli

Il cantante ne va giustamente fiero, il sindaco ne ha ipocritamente preso le distanze ma è stato smentito dallo sposo che ha mostrato permessi e altro

Tony Colombo e de Magistris hanno in testa la stessa idea di Napoli

Il matrimonio dell’anno

È difficile descrivere, rimanendo seri, quello che è successo a Napoli in occasione delle nozze dell’anno, quelle di Tony Colombo e Tina Rispoli.

Le cronache ci hanno raccontato, con dovizia di particolari e tanto di video su tutti i social network e sulle reti Mediaset, la mastodontica festa andata in onda a più riprese per celebrare quello che ha già vinto la competizione per il matrimonio dell’anno a Napoli. Prima un evento/flash mob a Piazza del Plebiscito per l’addio al nubilato di Tina, poi la sfilata nuziale da Secondigliano fino a Piazza Municipio, in carrozza, con la banda, i trampolieri, gli artisti di strada e, soprattutto, una marea di gente. Infine le polemiche.

Tina e Tony hanno messo in piazza il loro amore e l’hanno fatto nella maniera meno discreta possibile. Tony, da consumato artista neomelodico, ha curato personalmente la colonna sonora dell’evento. La cosa ha travalicato i confini cittadini, giungendo fino alle reti televisive nazionali. Barbara D’Urso se n’è occupata durante il suo “Live – Non è la D’Urso” del 3 aprile, sbaragliando la concorrenza (Montalbano compreso). Fin qui sembrerebbe uno dei tanti eventi folkloristici napoletani. Simile, per dire, a quelli celebrati in trasmissioni come “il Boss delle cerimonie”.

Il sindaco prende le distanze

A differenza di tantissime altre volte, però, il sindaco de Magistris, all’indomani del matrimonio, ha ritenuto opportuno prendere le distanze da quanto accaduto. In un’intervista rilasciata al Mattino ha dichiarato, perentorio:

Il Comune, prendendo le distanze da questa rappresentazione farsesca che appartiene a un segmento di città che pur esiste, ha agito in modo adeguato, consono e nel rispetto delle regole. Noi abbiamo agito con tutta la nostra articolazione fin da subito, prima ancora del clamore mediatico, con sanzioni e rigore da parte della polizia municipale.

Appena abbiamo appreso dell’attività abusiva in piazza sono state svolte indagini e nel momento in cui ci si è resi conto che tante persone stavano affluendo al Maschio Angioino per le nozze del cantante neomelodico, abbiamo ritenuto opportuno trasferire il convegno sui cento passi nella sala della Giunta.

Non c’è stato alcuno sfratto né occupazione. È stata una decisione presa per evitare che potessero trovarsi nello stesso castello vittime di criminalità e persone così diverse.

Il riferimento alla criminalità è dovuto al fatto che Tina Rispoli è la vedova di un esponente della camorra e la manifestazione alla quale si riferisce il sindaco nella dichiarazione è il convegno “100 passi per il 21 marzo”, in occasione della XXIV Giornata nazionale della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Convegno che inizialmente si doveva svolgere al Maschio Angioino e che è stato spostato all’ultimo momento nella sala giunta per, diremmo noi, incompatibilità ambientali.

Non c’è un “noi” e un “loro”

Le parole del sindaco sembrano inequivocabili, c’è un “noi” e un “loro”. Da una parte le istituzioni, da una parte gli abusivi che festeggiano senza chiedere i permessi. Da una parte chi ricorda le vittime della mafia, dall’altra “persone così diverse”, come le ha definite, facendo intendere, senza dirlo, che si tratta di criminali o, comunque, di gente attigua alla criminalità.

De Magistris ha anche fatto sapere ai media che sanzioni molto pesanti sarebbero state elevate per quello che era successo. È stata addirittura fatta una cifra: 32.000 euro (poi nei giorni successivi si è scoperto che in realtà al cantante sono stati elevati solo un paio di verbali e che l’ammenda è pari a qualche centinaio d’euro).

Il sindaco, però, non aveva fatto i conti con l’integrità e l’orgoglio di Tony Colombo, il quale non si è fatto mettere in un angolo. Non ci stava a far derubricare il coronamento in grande stile del suo sogno d’amore come un capriccio di una Napoli “che pure esiste“.
Ed è passato al contrattacco. Tony, come insegna la millenaria tradizione dell’Italia burocratizzata, aveva le carte a posto. I permessi c’erano, la carrozza aveva la targa, i vigili erano stati avvisati. Le istituzioni sapevano. Di più, avrebbero dovuto partecipare. Tony dal suo profilo instagram ha rivelato: “ci doveva sposare de Magistris”. Ma come? Allora non c’è un “noi” e un “loro”, ci chiediamo? Allora il sindaco si è solo vergognato pubblicamente di quello che in privato asseconda?

L’intervista a Repubblica

Il dubbio ce lo toglie la straordinaria intervista che Tony ha rilasciato oggi a Repubblica e nella quale rivela di essere in contatto da tempo con lo staff del sindaco. In particolare con il fratello Claudio e con un membro della segreteria del sindaco. Ha fatto le cose per bene, esibisce mail e messaggi, si è fatto indicare a chi chiedere i permessi, quali comunicazioni effettuare ed a chi. Si mostra anche magnanimo con il sindaco che in un primo momento doveva officiare le nozze: “si è trovato in una giostra più grande di lui, attaccato da tutti. Avrà fatto un passo indietro” risponde, dimostrando un notevole senso delle istituzioni, al giornalista che gli chiede se de Magistris ha fatto bene a chiamarsi fuori.

Ma, soprattutto, Tony Colombo non si vergogna affatto: “ho fatto un matrimonio da sogno, per altri forse non sarà così. Se ne fanno a migliaia di matrimoni a Napoli come il mio. Solo che io sono un personaggio famoso e le mie nozze hanno più risalto”. E ha ragione da vendere. A Napoli, lo sappiamo bene, l’industria dei matrimoni è fiorente e non conosce crisi. Ville, alberghi, catering, fotografi, cineoperatori e wedding planner, feste che durano ore e ore, centinaia di invitati, macchine lussuose e chi più ne ha, più ne metta.

Non è una Napoli “che pure esiste”, è semplicemente Napoli. Volendo ampliare un po’ lo sguardo, potremmo puntarlo sui tanti eventi in cui il Comune è coinvolto direttamente, come il pizza fest o la sfilata di Dolce & Gabbana per le vie del centro. Quali valori trasmettono questi eventi diversi da quelli che hanno ispirato le nozze ti Tina & Tony? Dov’è il “noi” e “loro” che con disprezzo millanta il sindaco nelle sue interviste?

Dolce & Gabbana per aver indugiato un po’ sugli stereotipi cinesi sono stati costretti, qualche mese fa, a diffondere un contrito video di scuse. A Napoli organizzarono una sfilata dove gli stereotipi sbucavano fuori da ogni dove, tra pizza, Maradona, San Gennaro, corni, vicoli e mandolini. Il Sindaco allora parlava di “città internazionale”, potente e rivoluzionaria. Si tratta, ancora una volta, di quella schizofrenia che denunciammo già all’epoca, una schizofrenia che illustra in maniera cristallina proprio Tony Colombo: “de Magistris è venuto ospite al mio concerto. Durante la sua campagna elettorale ero a Villa Domi invitato a una sua cena. Sono stato invitato anche al Vomero, in un’altra cena. Mi hanno sempre chiamato come amico. Se ero uno pericoloso perché mi invitava?”
Già, perché? La risposta potrebbe darla il sindaco. Noi qui ci possiamo solo limitare a dire che Tony Colombo e de Magistris non rappresentano affatto due Napoli diverse. Hanno la stessa idea di città in testa, gli stessi stereotipi. Nessuna velleità culturale, nessuna volontà di far uscire la città dalla gabbia che si è costruita attorno. La differenza è che de Magistris ogni tanto se ne vergogna, mentre Tony Colombo ne va giustamente fiero. “Tra un mese mi risposo in chiesa e faccio la stessa festa. Farò sempre il cantante, orgoglioso di me e di mia moglie”, con queste parole Tony ha chiuso la sua intervista a Repubblica. Chissà, invece, che parole userà de Magistris tra un mese, se quelle di sdegno e di condanna (finti) utilizzate in questi giorni o quelle orgogliose per la napoletanità che conquista il mondo.
ilnapolista © riproduzione riservata