Masi il possibile dopo Krol, che a Napoli durò 14 partite

Cresciuto nel Torino, fu acquistato da Juliano pensando al futuro. Santin fece coabitare lui e Ruud, ma l’esperimento naufragò. E lui andò via dopo un anno

Masi il possibile dopo Krol, che a Napoli durò 14 partite

Il cuore Toro

Era uno delle tante nidiate che il Torino cresceva in casa, allevava al vecchio Filadelfia agli ordini di Rabitti e poi lanciava in serie A. Li chiamavano i ragazzi dal “cuore Toro” perché in questa espressione c’è la quintessenza dell’essere granata, del tremendismo di una squadra che ogni volta che si ricorda di Superga diventa fatta di eroi invincibili.

Marco Masi, classe 1959, pisano purosangue, cercò l’affermazione nel calcio che conta proprio nell’accademia del Torino. A quattordici anni si era già trasferito all’ombra della Mole, cresceva di fisico e di mentalità, si allenava con impegno e sperava che un giorno, al posto di Cereser, Puja o Caporale, poteva esserci lui. A Torino, sponda granata, stava per arrivare uno storico scudetto, gli allievi guardavano i maestri come uomini da emulare e sembravano anche aver timore di entrare troppo duramente nei contrasti della partitella del giovedì. Non volevano far male. Gli intoccabili. Castellini, Pulici, Sala, Pecci, Zaccarelli, Graziani, Mozzini e tutti gli altri dovevano apparire come draghi, come i cavalieri di Radice “Re Artù”. Italiani, tutti. Ed oggi vincerebbero ancora tante partite contro l’invasione straniera.

Juliano lo nota

Dopo un prestito al Genoa, Masi fa ritorno a casa dove inizia a giocare con una certa frequenza per la fiducia che mister Radice ripone in lui e perché era nell’aria lo svecchiamento di una rosa che aveva vinto uno scudetto, aveva poi lottato fianco a fianco con la Juve ma che adesso aveva bisogno di rigenerarsi. Siamo sul finire degli anni ’70, qualche giocatore è dato per ‘cotto’, Caporale non c’è più, i granata sono alla ricerca di un libero che ne prenda il posto e dia garanzie. Così Marco Masi va nella mischia, la massima serie è sua, Radice ‘occhi di ghiaccio’ crede fortemente in lui. È elegante, tocca bene la palla, fa ripartire l’azione da dietro ma appare ancora un po’ acerbo. Non bastarono, dunque, 32 presenze in due anni per convincere la dirigenza del Torino a confermare il raffinato e signorile libero.

Viene mandato a Pistoia perché Zaccarelli, un ex centrocampista, e Galbiati, salutato come il nuovo Scirea, danno più garanzie del giovane toscano e vanno a giocarsi il posto. A Pistoia, con gli arancioni, Marco gioca molto ed anche con buoni risultati. Ha imparato a chiudere gli spazi, ad avere maggiore cattiveria agonistica, a chiamare la palla, ad aiutare lo stopper in difficoltà, non mancano delle belle aperture per i compagni. È in questo duro campionato di B che lo nota Juliano, avallato dal neo tecnico Santin, e lo porta al Napoli. L’acquisto sembra sostenuto da due buone ragioni. La prima, Krol è spesso vittima di infortuni, è un po’ malandato, non si sa se può giocare tutto il campionato. La seconda è quella di puntare sui giovani emergenti, grossi giocatori in quel ruolo non ce ne sono. È vero, Masi appare ancora come una scommessa ma può, per caratteristiche tecniche, sostituire il libero olandese. In comune hanno solo i capelli, lunghi e biondi. Tutti, però, sanno una cosa. Dimentichiamoci dei lanci di 40 metri che fa Rudy.

Gli esperimenti di Santin

A Napoli, però, Masi sarà poco più di una meteora, gioca solo 14 gare ma partendo spesso titolare. Anzi Santin, nelle prime sette partite della stagione, si inventa la coabitazione dei due liberi. Il baffuto tecnico schiera Krol col 5 e il neo acquisto col 6, il che non significa avere un doppio libero ma due giocatori con due mansioni diverse. L’olandese, che era il reale regista difensivo, è libero di svariare e lanciare i compagni, mentre l’italiano va a fare da classico ultimo baluardo della difesa. L’esperimento non funzionò per niente. Il Napoli perse due volte per 5 a 1, a Firenze e a Roma, le beccò dalla Juve e dall’Inter, pareggiò col Genoa e vinse solo con l’Ascoli e l’Avellino in casa. dall’ottava partita in poi ci fu il cambio di rotta. Le chiavi della difesa finirono in mano al legittimo proprietario, sua maestà l’olandese volante. Masi fu schierato di nuovo, questa volta in coppia con Ferrario, per un malanno che colpì Krol, solo alla prima di ritorno con la Fiorentina. Fece altre gare ma dal ritorno di Rino Marchesi in poi giocò solo spezzoni da subentrante. 

Masi non fu, in quell’unico anno giocato a Fuorigrotta, un volto nuovo per i tifosi più attenti. Infatti, molti lo avevano visto giocare già due volte contro il Napoli da difensore del Torino, in due campionati consecutivi. Il 9 dicembre 1979 il Toro, con una difesa tutta rinnovata rispetto alla squadra dello scudetto (Volpati, Mandorlini, Danova e Masi avevano ormai preso il posto di Mozzini, Salvadori, Santin e Caporale) ma con il resto dei reparti in stile ‘tricolore’ (centrocampo ancora con i due Sala, Claudio e Patrizio, Zaccarelli e Pecci ed attacco coi bomber Pulici e  Graziani) viene al San Paolo a fare la sua partita cercando i due punti. Del resto i piemontesi stanno lottando ancora per il vertice mentre gli azzurri annaspano, concretizzano poco, pur avendo buoni giocatori. Alla fine, però, la spuntano i padroni di casa, 1 a 0, gol di Capone con un bel sinistro su imbeccata di testa di Vinazzani e pronostico ribaltato.

A fine campionato il Torino finisce quarto, a sei punti dall’Inter scudettata, mentre il Napoli è nei bassifondi della classifica, a ridosso della zona retrocessione, undicesimo posto. L’anno successivo, invece, il Toro batte gli azzurri per 3 a 1 ma è il Napoli che domina in lungo e in largo colpendo anche due pali con Damiani e Speggiorin. È il 14 dicembre 1980, il terremoto ha da poco sconvolto la Campania, Avellino e Napoli, sembra quasi sacrilego giocare a Fuorigrotta con i palazzi che mostrano ancora le fresche ferite e le crepe del sisma. “Puliciclone” apre le marcature, segna anche Volpati e Musella, con un sospetto fallo di mani, accorcia le distanze. Incredibile forcing dei padroni di casa per raggiungere il pareggio ma in contropiede Pulici, con uno dei suoi tipici scatti, beffa ancora il suo vecchio compagno di squadra Castellini.

ll Torino si è ringiovanito ancora di più puntando su altri ragazzi della sua cantera, come aveva fatto già con Masi  l’anno prima. In campo i granata schierano Volpati, Cuttone e Sclosa, tre ragazzi di sicuro affidamento, insieme al primo straniero della nuova frontiera, Van der Korput. Stavolta si invertono i piazzamenti finali. Il Toro vince ma finirà nella bagarre per non retrocedere, salvandosi per un solo punto, mentre il Napoli arriverà terzo dietro Juve e Roma. È l’annata della partita col Perugia, è il maledetto aprile di un’autorete ancora più maledetta, quella di Ferrario.

L’anno dopo il Napoli lo diede al Pisa dove Masi fece tutto il campionato di B e fu uno dei protagonisti della promozione in serie A. Poi Catanzaro, con un’altra promozione in B, infine Piacenza, Ancona, fino a terminare la carriera nel Pontedera a 33 anni. Da allenatore è stato a più riprese al Pisa e in tante società di serie D più un breve passaggio con la Primavera della Sampdoria da dove fu esonerato dopo pochi mesi. Oggi allena ancora nelle categorie minori ma ogni tanto colleziona qualche esonero.

Sfide da ex. Nell’anno napoletano Masi non fu mai schierato contro il suo Torino, entrambe le partite furono giocate da Krol. Per la cronaca, nel torneo 1983-84, fu pareggio a reti inviolate al San Paolo e sconfitta per 2 a 1 al ritorno, ultima di campionato (Dossena e Beruatto, Dirceu per il Napoli). Masi giocò la sua ultima partita nel Napoli da subentrante, al posto di Celestini, nella gara di San Siro contro il Milan. Primo aprile del 1984, azzurri in gol con De Rosa e Dal Fiume, rossoneri sconfitti. Quel giorno fu vero pesce d’aprile.

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