La famiglia Grossi: da Napoli a Barcellona, contro Franco e per la “Repubblica Catalana”

Nelle ore convulse che sta vivendo la Catalogna, il ricordo di una famiglia napoletana che lasciò l’Italia dopo il delitto Matteotti e combattè in Spagna contro Franco

La famiglia Grossi: da Napoli a Barcellona, contro Franco e per la “Repubblica Catalana”
Ada Grossi

Costretti a lasciare Napoli dopo l’omicidio Matteotti

Quella notte, come del resto tante altre, non riuscivo ad addormentarmi. La mente, vulcanica, me l’impediva. O forse era il ridestarsi convulso della storia, a poche ore dalla possibile dichiarazione dell’indipendenza della Catalogna mentre l’esercito spagnolo minacciava dolorose rappresaglie e le storie, quella di Napoli e Barcellona s’intersecavano creando complessità quasi indistricabili dove s’intrecciavano i destini di due grandi città mediterranee e le vite di donne e uomini dal valore inestimabile.
E così, nei fumi del buio, alla luce tiepida e fioca di un lume retrò, mi sovvenne la storia del grande avvocato socialista e antifascista napoletano Carmine Cesare Grossi, costretto a lasciare Napoli a causa delle persecuzioni politiche subite dopo l’omicidio del deputato Giacomo Matteotti di cui era grande amico.

Rientrarono in Europa nel 1926

Nel 1926 la famiglia Grossi salpò verso l’Argentina ma poi, nel 1936, decise di rientrare in Europa, a Barcellona, per sostenere la Repubblica aggredita da Franco e dai suoi alleati nazi-fascisti. Qui già viveva una folta comunità di italiani, tra cui Carlo Rosselli e Camillo Berneri, che avevano preso da diverso tempo le armi contro il fascismo. Tutta la famiglia svolse una fervente attività rivoluzionaria: la madre Maria Olandese si occupò di assistere i feriti, Aurelio e Renato si arruolarono nell’esercito repubblicano combattendo a Malaga, a Teruel, sull’Ebro e Ada divenne la voce di “Radio Libertà”, la radio sulle cui onde si raccontava agli italiani gli orrori della guerra e le ragioni della Repubblica. Prima ancora, fu attraverso “Union Radio Barcelona” e “Radio Spagna Libera” che Ada, con la sua voce, contrastò l’aggressiva propaganda falangista.

L’esperienza repubblicana

Fu un’esperienza importante, unica, coraggiosa, leale di una grande famiglia antifascista napoletana. Anche l’esperienza repubblicana, però, durò poco. Le forze che si muovevano contro la “Repubblica Catalana” di Luis Companys, cieche ed oscure, erano troppo potenti per essere contrastate. L’esercito franchista avanzava inesorabile, “Radio Libertà” fu chiusa, Barcellona di lì a poco sarebbe caduta e la famiglia napoletana Grossi costretta a fuggire assieme ad un milione di rifugiati spagnoli che passarono in Francia. Maria Olandese ed Ada, la voce di Radio Libertà, furono internate nel campo di concentramento di Argéles-sur-Mer.

Carmine, assieme ai combattenti Aurelio e Renato, furono internati nel campo di concentramento di Saint Cyprien. Il destino di Renato fu un dramma nel dramma. Internato nell’ospedale psichiatrico di Lannemezan negli Alti Pirenei francesi per «deperimento organico ed alterazioni nervose», venne usato dai collaborazionisti alla stregua di cavia con il risultato che cadde in coma nello stesso anno in cui Lluís Companys i Jover, leader della Esquerra Republicana de Catalunya e presidente della Generalitat de Catalunya veniva fucilato dai franchisti. Era il 1940 e l’esperienza rivoluzionaria in Catalogna veniva soffocata da Franco nel sangue.

Il ritorno in patria

Renato fu rimpatriato in Italia nel 1941 e nonostante le sue condizioni di salute più che precarie fu trattato dalle camicie nere come un pericoloso sovversivo per la sua partecipazione alla guerra di Spagna e fu nuovamente internato, questa volta nell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Napoli, dove gli furono somministrate atroci terapie di elettroshock che lo debilitarono ulteriormente e lo portarono ad una demenza quasi totale.

Nell’anno in cui il fratello cadeva in coma profondo, Ada sposò il repubblicano spagnolo Enrique Guzmán de Soto e andò a vivere con lui a Madrid dove s’arruolò nella resistenza contro il regime di Franco. Al ritorno in Italia la coppia fu spedita al confino assieme ad altri militanti antifascisti. Secondo alcuni storici, fu proprio Ada Grossi a redigere l’Articolo 21 della Costituzione italiana che ancora oggi regola la libertà di stampa e di espressione.
Negli anni 2000 il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino conferì ad Ada la Medaglia della Città e la stessa cosa accadde anni dopo ad Aurelio per mano dell’attuale sindaco Luigi De Magistris. Ada morì nel 2015 e Aurelio, che ne frattempo era diventato l’ultimo combattente volontario repubblicano italiano della Guerra Civile spagnola ancora in vita, è morto nell’aprile di quest’anno. Cosi si è chiuso l’arco di esistenza della gloriosa famiglia Grossi che, unica nella storia, s’è immolata, intera, per la causa della libertà. Ricordarlo oggi, nelle ore convulse che vive la Catalogna, è un gesto simbolico, quasi un atto politico.
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