Scusa Cannavaro
che mutande porti?

Ieri a fine partita nel tripudio generale, nel momento di estatica gioia che arriva dopo una vittoria importante, un pensiero terribile mi ha attraversato la mente. Ho immaginato stormi di ragazzotti abbigliati – per affrontare l’estate – come Hamsik e compagni. E altri, disinvolti e bellocci, presentarsi in spiaggia alla maniera di Cannavaro. Uno scenario da brividi cui va posto un freno. Immediatamente e senza mezzi termini.
L’appello è unico e riguarda tutti: chiunque sia tentato dall’imitare gli azzurri smutandati e in canottiera si astenga. Perché se qualcuno cedesse sappia che non ci sono scusanti o attenuanti cui appellarsi. Quelle magliette azzurrre, smanicate e aderenti al massimo possono essere tollerate in campo in un momento di giubilo come quello di ieri. Ma giusto perché la gioia offusca il comune senso estetico (e quello del pudore). Ma, poi, cosa sono quelle lì? Discendenti dirette delle canottiere a costine che ancora in tanti ritengono indispensabili per affrontare il traffico della Salerno Reggio Calabria? E posso di grazia sapere come è che Paolino Cannavaro si è ritrovato in mutande? Passi per il lancio della maglietta, ma qui siamo oltre. E poi si possono mai gettar via i calzoncini quando si hanno sotto quelle mutande?
Nessuno ha parlato a Paolino della microfibra elasticizzata e delle rifiniture a taglio laser? Cosa è quella roba che esibiva in campo? Neanche le ragazze degli anni Settanta si sono mai trovate di fronte maschi con questa lingerie. E allora… mentre il nostro bel difensore va a fare un giro di shopping in qualche negozio di intimo specializzato e un po’ trendy voi fate training autogeno. E imponetevi di stare lontano da modelli del genere. Canottiere in vista, t-shirt smanicate e mutande in esposizione sono argomenti che un gentiluomo (calciatori compresi) dovrebbe disprezzare con eleganza.
<strong>Anna Paola Merone</strong>

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