San Paolo, il giorno del giudizio

Per lo stadio San Paolo è arrivato il giorno del giudizio. Oggi alle 13, all’Espace Hippomene di Ginevra, ci sarà l’annuncio dell’assegnazione di Euro 2016 con l’Italia che è candidata per ospitare l’evento insieme con Francia e Turchia. E in caso di assegnazione al nostro Paese dell’evento, la struttura di Fuorigrotta, che comunque dovrebbe poi superare una selezione per ridurre le città italiane ospitanti da 12 a 9, sarà profondamente ammodernata e trasformata, oltre che rimpicciolita, con i posti a sedere che saranno meno di 60 mila e con gli spalti a ridosso del campo, senza pista di atletica. C’è già il progetto di massima, col Comune di Napoli che ha anche previsto alla voce «stadio della città» nel bilancio pluriennale ben 150 milioni di euro. Soldi da reperire tramite project financing, che di fatto arriverebbero però dallo Stato, che potrebbe approvare una legge ad hoc.Ma solo in caso di fumata bianca oggi a Ginevra. Diversamente, quindi se l’Uefa scarterà il progetto-Italia, c’è il concreto rischio che il San Paolo resti nello stato pessimo nel quale versa attualmente, fatta eccezione per qualche piccolo intervento di manutenzione. Anche se col Napoli che ad agosto dovrà disputare il primo turno dell’Europa League, alcuni interventi sono comunque indispensabili e da cantierizzare in fretta. Come la sostituzione dei sediolini, oggi decisamente fatiscenti, o il potenziamento della videosorveglianza, il miglioramento della sala e della tribuna stampa, per finire all’installazione del tabellone luminoso che oramai manca da Fuorigrotta da oltre 15 anni. Tutte cose delle quali hanno discusso telefonicamente tre giorni fa l’assessore comunale allo Sport, Alfredo Ponticelli, e il patron del Calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis. Una discussione nella quale, sostanzialmente, hanno parlato del «piano B» per lo stadio, quello da mettere in pratica in caso di bocciatura dell’Italia, quindi di Napoli. E considerato che alcune valutazioni portano a dire che la Francia, patria del presidente Uefa, Michel Platini (oggi ci sarà pure Sarkozy), è avvantaggiata per la preesistenza di stadi migliori dei nostri, per migliori condizioni politiche e per un clima più disteso nel mondo del tifo, un piano alternativo per lo stadio di Fuorigrotta è comunque da mettere in campo. «La candidatura italiana è la migliore», ha detto il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete. L’Italia, in ogni caso — ovviamente questi sono soltanto i ragionamenti che si fanno all’interno dei Palazzi del Calcio — sulla carta sarebbe messa meglio della Turchia, sia per questioni legate alla sicurezza che per un posizionamento geografico strategico per i flussi turistici. Ma queste sono valutazioni. Oggi si saprà tutto. (da il Corriere del mezzogiorno) Paolo Cuozzo

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