Napoli nel limbo del
“vorrei ma non posso”

Vorrei ma non posso. Se si potesse riassumere in due parole cos’è il Napoli oggi, forse è propria questa la definizione giusta. Vorrei Pazzini ma lui non vuole, vorrei Balotelli e chissà se arriva. E anche per le convocazioni in Nazionale la solfa è più o meno la stessa. Tanti giocatori ai limiti della convocazione, nessuno certo della chiamata. A parte Hamsik, stella della sua Slovacchia, prendiamo il caso di Lavezzi. In bilico tra dentro e fuori fino all’ultimo giorno. Ci potremo dividere fino alla fine dei tempi sulle qualità del Pocho ma la realtà e che la sua esclusione non è stata affatto clamorosa, ma era in conto, e forse se l’aspettava più del 50% dei tifosi napoletani nonostante a parole dica il contrario. Vorrei ma non posso è la storia anche di Quagliarella e di Maggio. La speranza è che vadano entrambi in Sudafrica, ma non c’è certezza, si vedrà. Vorrei ma non posso, come l’immagine di questa squadra, che avrebbe voluto la Champions ma per una falsa partenza prima e suoi demeriti poi (gli arbitri lasciamoli stare per favore), non è riuscita a staccare il biglietto per il quarto posto. Diciamoci la verità, viviamo nel limbo delle società ai margini del grande calcio. Si dirà: il mondo è stato fatto in sette giorni e De Laurentiis sta lavorando bene. Nessuno lo discute, per carità. Anzi, io mi schiero tra quelli che per la crescita azzurra sposava la carta Europa League più che la Champions. Ma vedere il prossimo campionato con Milan, Juve e Roma che dovranno ricostruire, Inter senza un tecnico, Sampdoria allo sbando, pone una considerazione: è l’anno buono per cancellare il vorrei ma non posso e mutarlo in voglio quindi posso, ed entrare nel novero delle grandi una volta per tutte.

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