Non festeggio l’Europa
E’ un’occasione persa

Una banale orata all’acqua pazza, invece dell’adorata spigola. Il divano immobile, senza il tradizionale avvicinamento alla tv con scalfimento di parquet alla padrona di casa. Solo wafer a fine partita, niente migliaccio, come nei giorni migliori.  Domenica per me è stata una giornata di festa, sì, ma dal retrogusto amaro. Perché come diceva Massimo Troisi, c’è la festa (mano bassa) e la festa (mano alta). La possibile vittoria del Napoli e la matematica conquista dell’Europa League senza preliminari già in mattinata non mi aveva trasmesso il consueto brivido da grande evento da consumare, silenziosamente, tra il delirio dei romanisti in una città calcisticamente ostile.
E il successo con doppietta di Quagliarella non mi ha congiunto idealmente al tripudio del San Paolo e dell’intera città. Anche perché a me, confesso, i preliminari in genere non dispiacciono.  In più considero questo campionato un’occasione persa. Ho ascoltato Mazzarri in tv e me ne sono convinto ancor di più.
Lui parla di miracolo sfiorato e di grande impresa, ma se torniamo con la mente a inizio 2010 non possiamo dimenticare che a gennaio il Napoli oscillava tra il terzo e il quarto posto a un paio di punti dal Milan, terzo, prima che la Roma iniziasse la sua serie positiva e per noi il lento declino. Lo snodo del campionato del Napoli fu quel mese in cui furono commessi madornali errori di sottovalutazione sulla necessità di rinforzare la rosa per fare il salto per tentare il “miracolo”. Uno su tutti, l’acquisto di un attaccante forte, anche alla luce di come poi Mazzarri ha relegato ai margini l’oggetto misterioso Erwin Hoffer. Fu lì che il tecnico azzurro dimostrò i suoi limiti di personalità, sia rispetto alla capacità di farsi sentire dal presidente, sia per l’evidente paura di infastidire, con un nuovo arrivo, gli intoccabili del Napoli, Quagliarella e Lavezzi in primis (quest’ultimo poi rimasto fuori squadra a lungo per un infortunio). Sul mercato c’erano attaccanti del calibro di Rocchi, Di Vaio, Tiribocchi, Maccarone, e (non linciatemi) perfino Calaiò, che in una squadra da serie B qualche gol, e anche bello, comunque l’ha fatto. Non furono presi, e oggi ci troviamo ad assistere a una lotta tra Palermo e Samp per la Champions grazie a rose ampie, articolate e con una varietà di soluzioni offensive che a noi è sempre mancata.
L’idea di festeggiare per l’obiettivo minimo dell’Europa League non ci deve far dimenticare come, mai come quest’anno, alcune squadre di rango abbiano deluso. Difficilmente deluderanno anche l’anno prossimo, quando peraltro i posti in Champions potrebbero scendere a tre. Escludendo la possibilità che il Napoli possa competere per lo scudetto, l’obiettivo Champions potrebbe essere alla portata degli azzurri solo se De Laurentiis decidesse di rinforzare la squadra non con scommesse e precoci talenti, ma con almeno tre calciatori di peso e già formati che ovviamente costano. Per questo, alla provocazione della mancata festa ne aggiungo un’altra: un mezzo fallimento, come la conquista dell’Europa agganciata solo con i preliminari, non avrebbe dato a noi tifosi e al tecnico maggior peso contrattuale nei confronti del presidente, per chiedergli un sacrificio economico importante che ci consenta davvero di fare il salto di qualità? Perché l’orata di Orbetello oggi era buona, ma la spigola di mare costa e ti fa godere di più. Oggi noi rischiamo di avere tutti un po’ meno fame.
<strong>Luca Maurelli</strong>

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