Vino e filosofia in bassa Padania

L’ho fatto decantare il pomeriggio di domenica. Mica me la ricordavo un’umiliazione così cocente. Perché secondo me l’uomo l’ha fatto apposta. Ha letto che c’avevo il gruppo d’ascolto eterogeneo-padano, ha letto sul Napolista che non lo sopporto e ha pensato: mo’ lo fotto io! E che ti fa? Ti mette in campo esattamente la formazione che avrei messo io! Per la prima volta in non so più quante partite. Quando è comparsa la mascherina con la formazione li ho visti i sogghigni di sti falsi compatrioti. Il cane ringhiava annusando i cartoni di tavernello dei neo-napolisti egiziani che sonoentrati intabarrati e ululanti note da muezzin di Ankara (e lo avevo pure detto che al bere ci pensavo io, che procuravo il vino di Lettere e l’Asprinio di Aversa di mio fratello), io ringhiavo al sorrisetto ironico del vicino-contadino sui miei stentatissimi risultati orticoli (quattro rafanielli tutti storti, ma pensa a quella fetumma di Modena, parvenu!)), la mia compagna ringhiava agli imprenditori casertani che fumavano sia dentro che fuori, buttando la cenere dove capitava e al barista puteolano che pontificava sugli antipasti (cannolicchi e taratufi).
Insomma si prefiguarava una trista domenica, al di là dello splendido ragù light della suddetta compagna, per l’occasione apocrifo, nel senso che ha rispettosamente evitato la gallinella di maiale e la cotena.
Insomma, Mazzarri mette Cigarini dal 1°. Mazzarri schiera Zuniga e Maggio sulla destra e Dossena dall’inizio. Il resto lo so, era obbligatorio. Ma, per la prima volta, ripeto, con quello che aveva a disposizione, il Mister metteva in campo esattamente la formazione che avrei messo io.
E avrei dovuto insospettirmi. Fidarsi di questi toscani spuri è bene, non fidarsi è meglio. Dovevate dirmelo che avevamo deciso di perdere. Che sull’altare di Pazzini-faccia-non-da-Napoli avremmo sacrificato la dignità di un intero popolo migrante. Dovevate avvisarmi che volevamo sfiorare il ridicolo togliendo Maggio Zuniga e facendo giocare il Tanghero e Loffer insieme. E che erano tiri quelli? Volevate fare crescere l’ingaggio di Storari? Avete i procuratori in comune? E a quella fetecchia di Denis chi gli ho ucciso io? Io come vado in piazza adesso la domenica mattina? Al puteolano tenutario di Tropical bar gli offro un altro bicchiere di Lettere o gli sputo alla sua esaltazione del Mister? Ai casertani come faccio a dire che il cine-panettone non lo vedo neanche quest’anno, che non è la stessa cosa che sottoscrivere per Emergency? Insomma, io non ero profeta in patria, continuo a non esserlo fuori patria, mi rinchiudo nel mio Hortus-Conclusus, nel mio Giardino dei Semplici e attendo sdegnato una stagione di fioriture sorprendenti. Al prossimo campionato, che tanto il fegato, più che il cuore, non cambia mai direzione.
<strong>Paolo Birolino</strong>

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