Io invece credo che Fabio
farebbe comodo al Napoli

Va bene che Guarente è scarso, Pazzini non ha la faccia da Napoli e Balotelli è antipatico, ma l’ostilità che sento intorno al possibile arrivo di Fabio Cannavaro proprio non la capisco. In realtà i contrari sono forse la minoranza, ma sicuramente sono i più rumorosi, scrivono suoi siti, protestano su Facebook, mandano lettere ai giornali. L’argomento principale, assolutamente legittimo, è l’età, ma in realtà nell’indignazione strisciante per il possibile ritorno del capitano della Nazionale trapelano altre motivazioni meno comprensibili. Ho l’impressione che dietro la questione anagrafica si nasconda una sorta di rancore per il fatto che Fabio sia andato via da Napoli, per aver giocato in club del nord, per aver vinto un Pallone d’Oro da emigrante. O più semplicemente per aver guadagnato tanto e aver sempre chiesto e ottenuto ingaggi milionari. Magari anche per il fatto di avere un fratello più giovane e ora sicuramente più forte di lui che a Napoli ha trovato la sua dimensione.
Ma la storia personale di Fabio Cannavaro andrebbe ricordata. Lui andò via da Napoli nell’estate del ’95 – presidenza Ellenio Gallo – per una cifra a quei tempi davvero importante, diciassette miliardi di lire, soldi che servirono al Napoli per salvarsi, momentaneamente, dalla bancarotta. In pochi ricordano che Fabio oppose una strenua resistenza a quel trasferimento, nonostante avesse in quella fase la possibilità di guadagnare molto di più in una piazza a quell’epoca florida come Parma.
Negli anni Fabio s’è affinato, a livello personale e calcistico, ha imparato a parlare e a giocare sempre meglio, fino a diventare un calciatore da spot pubblicitario, da intervista brillante, dal parere mai scontato. E calcisticamente, da Pallone d’Oro. Non lo abbiamo mai più visto nella versione pizza e mandolino, è vero, raramente si è esercitato pubblicamente nella retorica dell’emigrante, ma in questi anni ha fatto cose importanti per questa città. Come la creazione di una Fondazione che raccoglie fondi per progetti di carattere sociale nella nostra città, in coppia con Ciro Ferrara, un altro a cui questa città sembra riservare, inspiegabilmente, un atteggiamento ostile.
Oggi Fabio, 37 anni passati, ha voglia di chiudere la carriera nel Napoli al fianco del fratello o magari facendo solo la chioccia a qualche giovane difensore azzurro, come Santacroce. Per farlo pare sia anche disposto, in qualche modo, a rinunciare a una parte del suo ingaggio o comunque a trovare il modo per non farlo gravare sulle casse della società di De Laurentiis attraverso i suoi sponsor. Per questi motivi credo che le valutazioni sul possibile ingaggio di Fabio Cannavaro debbano essere esclusivamente tecniche e agonistiche, non meriterebbe una bocciatura della città per pregiudizi a mio avviso del tutto immotivati.
Personalmente credo che Fabio farebbe molto comodo al Napoli: anche in questa sfortunata stagione gli ho visto giocare delle ottime partite, il suo rendimento (una media che sfiora il 6) è superiore a quello di altri difensore più giovani e considerati (da Le Grottaglie a Felipe, a Kolarov). Senza dimenticare che vecchietti come Maldini, Thuram e Vierchowood hanno chiuso in bellezza carriere infinite. L’idea di veder giocare Fabio, anche solo qualche partita, in coppia col fratello Paolo, per opporre uno “scudo” napoletano alle grandi multinazionali del calcio che affronteremo in Italia e in Europa, confesso che mi stuzzica non poco. Nel dubbio, il lo prenderei. Nel sogno, magari, che subito dopo vinca un altro Mondiale e gli ridiano il secondo il Pallone d’Oro.
Luca Maurelli

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