Il San Paolo a pezzi
non degno dell’Europa

Un san Paolo che cade a pezzi. Paolo Cuozzo sul Corriere del Mezzogiorno e Luigi Roano sul Mattino hanno puntato oggi il dito contemporaneamente sull’impianto flegereo in chiave Europa. “Lo stadio San Paolo – scrive il primo – è da rifare secondo parametri europei, indipendentemente dal fatto se il 28 maggio l’Italia sarà scelta come sede degli Europei di calcio del 2016 oppure no. Servono infatti interventi urgenti in vista dell’Europa League”. Per un torneo europeo, sottolinea Cuozzo, serve rifare almeno i sediolini nuovi; serve implementare di circa l’80 per cento la videosorveglianza; occorre intervenire sulla copertura in plexiglass; e, magari, come c’è un po’ ovunque, è necessario dotare lo stadio anche di un tabellone luminoso, come del resto c’era un tempo.  Interventi per i quali occorrono tra i 4 e i 5 milioni. Soldi che il Comune di Napoli, in parte, ha già previsto nel recente bilancio di previsione, ma che nella realtà deve ancora reperire. Questo perché la vicenda-stadio è sostanzialmente «congelata» in attesa del verdetto dell’Uefa del prossimo 28 maggio sull’assegnazione o meno all’Italia degli Europei di calcio del 2016. Infatti, se il torneo si dovesse disputare nel nostro Paese, quindi anche a Napoli (tramite la legge Crimi, che prevede finanziamenti a fondo perduto per il rifacimento delle strutture, che verrebbero poi affidati ai club cittadini), lo stadio verrebbe completamente ristrutturato. Diversamente, la struttura, riammodernata in occasione dei Mondiali di calcio di «Italia 90 » , rimarrebbe così com’è”. C’è l’autorizzazione per disputare gare europee fino al 30 giugno del 2011, ma il San Paolo è uno stadio all’altezza dell’Europa? Chiede Luigi Roano all’assessore Ponticelli: “La risposta è no. Voglio dire che per renderlo all’altezza degli stadi inglesi, spagnoli e tedeschi sotto il profilo dell’accoglienza servirebbero condizioni che non ci sono. Però con 5 milioni potremmo rendere l’impianto di Fuorigrotta più accogliente già entro l’anno solare. Il punto è che bisogna trovare questi soldi che non ci sono. Gli sponsor potrebbero darci una grande mano e stiamo lavorando per accoglierli. Con i loro soldi si potrebbe migliorare il San Paolo entro l’anno solare e non sarebbe male: io ci credo”. Dunque il Comune è in campo, al di là di ciò che la Uefa deciderà il 28, ovvero l’assegnazione degli Europei del 2016 che potrebbero andare all’Italia se riuscisse a superare la concorrenza di Francia, Turchia e Svezia-Norvegia. Se ciò accadesse servirebbe per il San Paolo un progetto da 80 milioni rastrellabili sul mercato anche grazie alla legge Crimi in rampa di lancio. Ma questa è un’altra storia da raccontare fra poco più di due settimane. Cinque i punti su cui lavorare. Il problema numero uno è il terzo anello con la sua copertura. “Veramente orrenda – spiega Ponticelli – L’Uefa ci dice che non è obbligatoria la copertura per gli stadi, però c’è in tutti gli impianti d’Europa e sarebbe grave che il San Paolo ne fosse sprovvisto”. Direttamente collegato allo smantellamento di una delle peggiori eredità di Italia ’90 è la possibilità di montare un impianto fotovoltaico proprio sulla nuova copertura, in modo da rendere il San Paolo da un punto di vista del fabbisogno di energia più confacente alle rigide norme di compatibiità ambientale.  Poi i sediolini che non sono a norma Uefa, e sono sessantamila. Quindi i tabelloni. Ultima, ma non per importanza, la questione sicurezza. Il San Paolo è dotato di un impianto di videosorveglianza buono ma non eccellente, però a norma. È in corso la gara di appalto per migliorarlo. Cosa significa più specificamente? Il sistema attuale non consente di visulaizzare bene il passaggio degli spettatori ai tornelli. Come dire che la vera unica frontiera dalla quale devono passare tutti i tifosi non è ben protetta. Un dato che si sposa appieno con le contraddizioni della città

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