Il bar sport azzurro?
Il Cormez lo vive nei… bar

Notevolissime tribune sportive al bancone del bar. Con la grazia di un moviolon-vivant, ad esempio, Enzo Brasiello del bar omonimo di Calata San Marco mimava, dopo un terreo Siena-Napoli, l’impossibilità per la squadra di Mazzarri di sfruttare i calci d’angolo (mancando, si sa, un saltatore). Il Brasiello, stuzzicato dall’obiettivo della videocamera, abbandonava tosto la postazione alla cassa per correre in corner, in uno dei corner del suo locale, e battere idealmente dalla bandierina. Ma poi chi ‘a piglia sta palla? Cannavaro? È la domanda rauca e retorica. La videorubrica “Bar Sport” vive di questi momenti. Un teatro festival che va online ogni lunedì sul sito del Corriere del Mezzogiorno. Nel day after, i bar di tutta Italia aprono il sipario: sfottò, commenti ai commenti, fantamercato, soluzioni tecniche, grida strepiti urla geremiadi arriva o no stu ‘ccafè?. I bar di Napoli ci mettono però un enzima in più, inimitabile: la sceneggiata. Torcida dell’ottimismo in caso di vittoria (dopo un 2-0 col Chievo a gennaio: “mo’ cia magnamm’ l’Intèr e vincimm’ pur ‘o scudetto”). Quiete in trincea dopo il pareggio. Inconsolabili abissi di sconforto se si perde. Ecco la scena nei due bar sotto Palazzo San Giacomo dopo Napoli-Fiorentina 1-3. Nel primo: “No, senti uagliò oggi non è cosa, me manca ll’aria”. Nel secondo: “io una dichiarazione la voglio fare…Quagliarè ma vai affa’ ‘o panettiere”. Altra sfida titanica si consuma con i diseredati che non hanno altra lingua che il napoletano eppure tifano juve, inter, addirittura fiorentina e roma. “Sapessi quanti juventini si nascondono (sic) a Palazzo Reale e vengono qui a prendere il caffè. Vengono qui, c’aggia fa’?”. Il bar in piazza Trieste e Trento preferirebbe quindi perdere i clienti piuttosto che subire l’invasione dei gobbi. Inarrivabili poi i suggerimenti per curare l’anemia in attacco. L’istrionico gestore del bar River, via Cristoforo Colombo, caldeggia l’ipnosi: “Mazzarri deve dire una volta e per sempre ai giocatori: la palla den-tro, no-fuori, den-tro la-rete-la-palla”. C’è chi però, come il barista dirimpetto Castelnuovo, mischiando italiano, dialetto e provenzale scagiona addirittura Denis. “Pe mme è un gampione…è un campionato…è un campionista”. Eh, il campionista potrebbe anche essere il blogger più eccellente del Napolista. Tutto il ricreativo caravanserraglio (scatenato dal sottoscritto a turno con Marco Perillo, Alfonso Bianchi, Sandro Di Domenico) sottintende una tesi: il calcio è una questione troppo seria per lasciarla ai soloni incipriati della tv. Invece, evviva, ogni lunedì al bancone dei bar napoletani si apparecchia un divertito simposio e si parla di Eros nella sua brillante accezione ludica drammatica azzurra. Nei fondi della tazzina di caffè scrutiamo pure tutti i segreti do’ pallone.
Alessandro Chetta

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