Firmerei per il Napoli in C
e la città in serie A

Winston Churchill diceva che a volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella  maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada. Per ogni napoletano almeno una volta nella vita dovrebbe arrivare il momento di inciampare, di inciampare soprattutto con se stesso, da solo, nei propri pensieri e nei propri sogni: vedi le tante saittelle rialzate, le tante strade dissestate e le tante buche appilate che tappezzano la nostra città, a noi dovrebbe riuscirci ancora più facile di un qualsiasi cittadino italiano o europeo. Ora a prescindere da tutto, la verità, l’unica nella quale mi sento di poter inciampare oggi, è che rifacendomi al ritornello di una bella canzone de L’altroparlante, io prima di fare il tifo per il Napoli faccio il tifo per Napoli. Ed è così che mi è capitato, dopo un bel periodo di assenza, di accingermi ad andare allo stadio per vedere la partita del riscatto, quella che avrebbe dovuto sancire il meritato ritorno in Europa di Napoli e del Napoli, e cioè Napoli-Atalanta. La mia squadra è finalmente al 6° posto. Che orgoglio. Senza se e senza ma. Io e Raffaele fermiamo il motorino davanti al Bar del Gazebo, di fronte alla Curva B; ad un certo punto si avvicina un uomo dal fascino decisamente molto forcelliano e poco europeo, che mi guarda negli occhi e mi fa: “Prego, 5 euro”. Non un centesimo in meno. E’ una tariffa fissa, a quanto pare. Apro il portafoglio, sfilo la banconota e gliela do. Mentre mi giro per posare il casco sotto la sella, non posso fare a meno di sgranare gli occhi, dopo aver notato l’estrema vicinanza tra il parcheggiatore abusivo ed una pattuglia di carabinieri. Credetemi: se a Peppino Impastato quel giorno servirono 100 passi per contare la distanza tra casa sua e quella del famigerato Zio Tano Seduto, a me domenica sarebbero bastati 5 o 6 per contare la distanza tra la Camorra e lo Stato. Ma siccome oggi è festa e “ammà parià”, mi metto in fila e diligentemente  aspetto il mio turno con il biglietto in mano e la patente in allegato, per passare al tornello e finalmente entrare allo stadio. Come passiamo le transenne ed i primi controlli, un paio di ragazzini, uno per me ed uno per il mio amico, ci chiedono di passare con noi attraverso il tornello. Non ho capito ancora se non avevano il biglietto ed avevano scavalcato, oppure avevano comprato il biglietto dal bagarino di turno: tutto sommato per me rimarrà il 4° segreto di Fatima, ma tant’è che prima di girare nel tornello ci stringemmo stretti stretti a sottiletta, ed anche quest’altra opera di bene fu fatta. Mancavo allo stadio da un paio di anni più o meno, e non ho potuto fare a meno di notare che invece del benaugurante profumo d’Europa, la mia attenzione viene  attratta costantemente dal profumo di hasish alternato a quello di marjuana, che oramai funge da vero e proprio Deo Spin degli spalti. Poi la partita, i due gol di Quagliarella, il tifo, per carità tutto bello. Almeno per quello possiamo esclamare “Amm pariat.” Ma quando esco dallo stadio, dopo il “votta votta” generale di fine partita, rimango come un coglione a fissare la bagnarola dell’ennesimo tizio abusivo che vende le lattine di pepsi e di fanta urlando “Solo un euro”. E come direbbe Lubrano, la domanda mi sorge spontanea: ma qui l’anno prossimo dovrebbero arrivare inglesi, francesi, tedeschi e spagnoli? Dovrebbe arrivare l’Europa che conta? E che razza di figura di merda ci facciamo? Allora questi ed altri dilemmi mi iniziano a fare a cazzotti nella mente. Provo ad immaginare una bagnarola “Only one pound” fuori allo Stamford Bridge. Poi penso a due scugnizzielli gitani che provano ad entrare con noi nei tornelli del Camp Nou. Poi ancora per la mente mi passa Giggin o’ parcheggiator fuori al Parc des Princes, con affianco la voiture della Gendarmerie Nationale che non se ne fotte proprio. No, vi giuro, ad un certo punto crollo e non ce la faccio più. Dopo tanta sofferenza, dopo le vergognose Serie B e Serie C, dopo le tante partite sudate, dopo i tanti milioni di euro spesi da De Laurentis per la squadra, non ho potuto fare a meno di avere la cazzimma di esclamare: “Ci metterei la firma per il Napoli in Serie C ma in una Napoli di Serie A.” Ed è così che la mia voglia di Uefa Champions Legue domenica si è assopita lentamente fissando una bagnarola “solo un euro” zeppa di ghiaccio e lattine. Perchè lasciatevelo dire: i figli di Napoli sono e resteranno per sempre piezze ‘e core. Ma i sogni, qui, sono proprio e resteranno per sempre piezz ‘e  merd.

In fede (in buona fede…)

Alessandro Serrano

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