Festa della mamma
E Walter scrisse a Edda

Sono stanco. Sono sette mesi che lavoro ininterrottamente. Mercoledi, sabato, domenica. Mai una sosta, mai un giorno di festa. Avrei bisogno di una vacanza, Mamma. Quindici, venti giorni per ricaricare, non di più. Non come l’anno scorso che il tempo passava e non vedevo l’ora di tornare. Lo sai, per me il lavoro è tutto, neanche l’immagino senza come si può stare …Ma nemmeno mi sento un granchè bene. Ho un principio di sciatica, il naso chiuso. Sarà la stagionale, sarà il freddo che prendo sul lavoro. E’ certo, che c’hai ragione quando mi dici di fare attenzione, di non scoprirmi troppo. Ma che ci vuoi fare? …Lo so, dovrei cambiare aria. Avvicinarmi a casa, a te. Accettare qualche offerta più a nord, dove tutto è più facile e di certo non devi sempre sudare per raggiungere certi risultati. Ma perché cambiare? Qui la gente mi vuole bene e ho un ottimo rapporto con il principale. Tutti sono contenti del mio lavoro e nemmeno si guadagna male. E poi c’è il mare…Dio, come farei senza il mare…Pure tu, Mamma adesso, sotto sotto, sei contenta. Lo leggo nei tuoi occhi. Anche se non lo dici mai, ed è normale. Perchè non ci vediamo spesso e raramente mi viene a trovare. Come oggi che è la tua festa e io devo lavorare. Ma perché la festa della mamma viene sempre di domenica? Come se non valesse la pena, per le mamme, sospendere le lezioni, inserrare le fabbriche, chiudere i campi. Possibile che in Europa ci sia piu’ rispetto per le Befane?…No, Mamma. Non ti arrabbiare. Questo sarà comunque un giorno speciale. Oggi, se vinciamo, ti porto in Europa, Mamma. E non soltanto al ristorante a mangiare. Tuo, Walter.
Walter Gianluca Maria Marino Mazzarri

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