Bennato al concertone
grida Viva il Pocho

Sabato pomeriggio. C’è la Roma che si gioca lo scudetto e c’è papà che tifa Inter e deve gufare. Mi sintonizzo sulla diretta, ma lo schermo è nero e il canale "criptato", come suggerisce, infame, la didascalia. Provo con lo zapping per verificare l’efficacia dell’abbonamento: Rai1, Rai2, Rai3…"IDIOTA!" – è papà, e si capisce
subito che siamo legati – "Devi provare con la "Peiperviù!". Non sento, non premo, non cambio più, sul “terzo” c’è il Concertone del Primo di Maggio, sul palco Bennato Edoardo, cantautore nato a Napoli, Napolista. "In prigione, in prigione!" dice la canzone. Sembra un pezzo di Carlo Faiello (napoletano pure lui) di vent’anni fa.
Penso che i tempi sono cambiati, i politici pure, ma la speranza degli italiani è sempre la stessa, e chissà perché. Bennato si appassiona, urla, sbraita, inveisce. Esagera. Sul palco di San Giovanni fanno capolino i carabinieri, due pezzi di ufficiali "padani" in alta uniforme. Il Ministero, stavolta, ha fatto le cose in grande, che serva da lezione a "quei comunisti, pancabbestia, poco di buono!". Bennato viene trascinato via dal palco, altro che Faiello, mò mi ricorda Jim Morrison, il Re Lucertola. Anche lui reclama, strattona, resiste, ma è piccolino, "curt e nnire!" direbbe Pietra Montecorvino da Napoli (Gesù!), e deve mollare. Ma prima si smarca, si sbraccia, si sforza, grida: "viva l’unità, viva Chuck Berry, VIVA IL POCHO, viva l’Italia!!!".
"Cretino!" – interviene di nuovo mio padre e parte pure lo scappellotto dalle retrovie – "Ma non lo vedi che è tutto falso!…Sono solo canzonette!" Sarà, ma provate a raccontarlo al Pocho, adesso che è pure “simbolo” del 1° maggio.
<strong>Gianluca Marino</strong>

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