E mmo’? (traduzione per i nordici: ed ora?)

E’appena trascorso il round conclusivo di questo avvincente campionato con gli ultimi verdetti. L’Inter di Mourattinho si aggiudica il suo diciottesimo scudetto con una sofferta vittoria a Siena con il solito gol di Milito, mentre la Samp si riaffaccia dopo quasi 20 anni all’Europa che conta con una rete del Pazzo a spese del Napoli…La stagione è finita, e mmo’? Questa è la brevissima domanda di Paolino (bimbo di nove anni, mio vicino di casa e super tifoso del ciuccio, per chi non lo conoscesse ancora) che, come usuale costume, viene a farmi visita ogni lunedì sera per commentare la giornata calcistica. Stavolta però, si è presentato con gli occhi bassi e l’aria mesta e non per la sconfitta annunciata di Genova. L’ho osservato e senza che dovessi sforzarmi troppo, ho compreso. Come direbbe il brak, “’o figlio muto ‘a mamma ‘o ‘ntenne”. E’il vuoto che si apre come un baratro ad ogni fine campionato. E’ il buio pesto rappresentato dalle domeniche che verranno senza l’azzurro della nostra squadra del cuore. Ogni volta è la solita storia.
Gli ho messo una mano sulla spalla, l’ho avvicinato a me e ho taciuto. Avrei potuto rincuorarlo dicendogli che d’ora in poi sarebbe potuto andare al mare e giocare sulla spiaggia con i suoi cuginetti o che avrebbe potuto dedicarsi a lunghe passeggiate organizzate dall’azione cattolica tra le nostre colline insieme agli amichetti, ma so che non sarebbe bastato. Mi sono voltato verso la finestra aperta e ho pensato al duro destino di noi tifosi patuti (traduzione per i nordici: patologici). Ho pensato a tutti quei mariti che, senza più alibi, saranno costretti ad accompagnare le proprie mogli tra lunghissime ed accaldate fila di carrelli in mezzo ad affollatissimi scaffali dell’Ikea o di altri centri commerciali o di chi, invece, dovrà pranzare con i suoceri presentandosi con l’immancabile guantiera di pastarelle, fingendo sorrisi di circostanza. Ho pensato alla mia banda, a quanto ci mancheranno le nostre allegre spedizioni in tribuna Nisida e le festose trasferte con tanto di tour gastronomici. Ho pensato addirittura a quanto mi mancheranno gli insentibili commenti dei nostri vicino di posto che per un anno intero hanno scambiato Maggio con Cigarini e hanno inveito contro Rinaudo ad ogni partita senza accorgersi che non giocava. Ho pensato a me, all’adrenalina che m’ha messo questa squadra e alla voglia matta di prenotare il più presto possibile un volo europeo…E infine, ho pensato agli azzurri che torneranno a giocare tra tre lunghissimi e infiniti mesi…e mmo’?
Qualcuno potrebbe confortare me e Paolino ricordandoci che tra poco inizieranno i mondiali e che quindi il calcio continua. Beh, sono uno dei fortunati (insieme al Catapo, mio fraterno amico) ad aver assistito nella curva dei francesi alla finale di Berlino di quattro anni fa e mi rendo conto sempre di più che fu per lo più una presenza. Un’esperienza bella sì, ma mai mai paragonabile alla magia e all’emozione che provoca quella maglia color cielo. E poi la nazionale di Lippi di azzurro ha ben poco, anzi, mi meraviglio che il mister non abbia ancora fatto richiesta di farla scendere in campo con la casacca bianconera e non abbia convocato anche Del Piero e Chimenti e poi, diciamocelo francamente, non potrà mai riempirci come invece ha fatto e fa la banda di zio Walter. Ad un tratto, Paolino ha alzato il capo e con un sorriso spento e gli occhioni neri che lasciavano trapelare una voragine, mi ha chiesto nostalgicamente: “zio Gigi, qual è stato il momento più bellissimissimo e quello più bruttissimissimo del campionato del Napoli?”.
Un flash prolungato mi ha trapassato il cervello. Tutta la stagione degli azzurri e la mia, mi è passata contortamente davanti agli occhi. Le deludenti trasferte di Genova e Milano col Donadoni in panca; il momento in cui Denis ha infilato Dida al 99’, e noi in una camera d’albergo di una silenziosissima Rimini abbiamo fatto schizzare le sedie sul soffitto  e urlato come assatanati, tanto che la portiera preoccupata ci ha chiamato telefonicamente dicendo: “E’ morto qualcuno?”; o quando, a Bormio, non avendo alcuna possibilità di assistere televisivamente al match interno col Bari (in quelle zone sport s’intende solo sci, bob e curling), ho dovuto sorbirmi le violenze del dialetto biascicato di Biscardi, inviato a Napoli, da Quelli che il calcio, in cui continuava a ripetere:”Guagliarella non ge la fa. E’spendo, bisogna sosdiduirlo”…Mentre poi, fece due gol e un assist;o l’urlo liberatorio del gol sempre della Quaglia ai danni della Giuve; o le urla condite con bestemmie alla terna arbitrale di turno che nel momento cruciale ci ha affossato; o quando ho costretto l’intero Bar Italia di Londra (unico luogo in cui era possibile vedere le partite del calcio italiano in diretta) ad assistere  alla pessima figuraccia di Bologna ecc. ecc. Ma in tutto questo furibondo tourbillon di immagini ed emozioni, non ho avuto dubbi nel dare le mie risposte. Il momento più bellissimissimo (come direbbe Paolino) è stato ovviamente il trionfo di Torino. Il solo pensiero del momento in cui, uscendo, i tifosi locali ci hanno insultato ed urlato“ladri”, “mantenuti”, “morti di fame”, “abusivi”, “biip”, “biiiip biiip”, mentre Alvino, non curante di quella processione di odio, a quattro metri dalla nostra postazione continuava a gridare “vi abbiamo fatto vedere le streghe” e mentre noi (ero sempre col Catapo), in mezzo a tutte quelle sciarpe e bandiere zebrate ammainate, godevamo assaporando anche gli sfottò che si sarebbero susseguiti nei giorni successivi, beh, non si può capire. E’ fuori da ogni logica e ragionata spiegazione.
Di contro, il momento più bruttissimissimo (termine sempre coniato dal piccolo) è stato ovviamente il tracollo interno col Parma. E’stato il momento in cui seriamente ci abbiamo creduto. Doveva essere il momento della verità. Dimostrare finalmente quanto meritassimo la Champions e, invece, il tutto s’è tramutato in una grande e cocente delusione.
Paolino m’ha fissato e con sempre più malinconia mi ha risposto: “zio Gigi, è chiaro che son d’accordo sul momento positivo, ma su quello negativo no. Per me è stato ieri pomeriggio, appena finita la partita. E’vero, il campionato finisce tutti gli anni e mica si può giocare anche d’estate e succederà tutti gli anni che verranno. Io sarò triste sempre e cercherò di abituarmi, però, questa volta è peggio”. Una pausa e ha continuato tutto d’un fiato: "Da oggi anche mio padre (noto giuventino) potrà iniziare ad esultare perché almeno è sicuro che fino all’inizio del prossimo campionato la sua Giuve non perderà e io non potrò più pariare (trad. per i nordici: divertirmi) come capitava tutte le domeniche”…
Avrei voluto dirgli che in realtà la Giuve del padre scenderà in campo anche nei prossimi mondiali, il prossimo mese, ma non ho avuto il tempo. Lasciando un vuoto, lo stesso che ho nella pancia e nel cuore, è’uscito veloce dalla mia camera dicendo sconsolato solo, “e mmo’?”…
…”e mmo’?”
Quando si terranno i sorteggi dell’Europa League?
<strong>di Gianluigi Trapani</strong>

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