De Laurentiis:

<strong>Presidente, soddisfatto di questa stagione?</strong> “Mah, sapete tutti che la nostra mìscion è crescere e entrare in una prospettiva europea, eliminando il vecchiume che si è accumulato in questo mondo del calcio che ho scoperto da qualche anno e che fondamentalmente ancora non mi merita come dovrebbe e come in realtà ha fatto il mondo del cinema dove ormai dopo mio zio mio padre e mio cugino di secondo grado ho fatto di Hòllivud la mia seconda casa e dunque non avendo mai fallito un film non potevo fallire anche l’inizio del secondo quinquennio che è in realtà anche anche un terzo del primo quindicennio”. <strong>Certo, chiarissimo. Ma non è che sperava in un risultato migliore?</strong> “Guardate, la scèmpions è un traguardo del nostro brand nell’ottica di una internazionalizzazione del marchio Napoli, che oggi come oggi in Cina, Sudamerica e provincia di Frosinone va fortissimo. E’ inutile che stamo a parlà sempre delle stesse cose, siamo entrati nel secondo quinquennio e dunque in questo range avremo modo anche di raggiungere obiettivi come la scèmpions, che per me è comunque un mainus rispetto a un campionato internazionale delle 32 migliori formazioni europee, nel quale il Napoli, grazie al suo merciandaisin e al suo appìl sul pubblico internazionale di mezzo mondo, dovrebbe partì come testa de serie nummero uno”. <strong>La scelta di Mazzarri, alla fine, si è rivelata giusta.</strong> “Ma Mazzarri io lo cercavo da quando giocava nella primavera del Valdobbiadene, perché avevo già capito che le sue potenzialità di allenatore sarebbero sbocciate con un upgrade trend management. Poi purtroppo per cinque anni mi sono affidato a gente che me faceva fa quello che diceveno loro, nun me daveno retta, io glie dicevo famo così e loro facevano cosà, alla fine me so’ rotto li cojoni de buttà i sordi ner cesso e ho fatto come me diceva la testa mia, che è d’altra parte il segreto che mi hanno insegnato mio zio padre e mio cugino di terzo grado quando hanno preso Hòlivud dal nulla e l’hanno trasformata in una fabbrica de cinepanettoni”. <strong>Parliamo di mercato: ha annunciato una punta da 20 gol.</strong> “Ahò, ma che ve credete che stamo a comprà la verdura? Qua c’è stato un misandestendi, a me de fa er mecenate, er Taicùn come se dice a Hòlivud, nun me va per niente. La punta la compriamo, ma alle mie condizioni, e cioè: deve avere massimo vent’anni, almeno cinque anni di esperienza internazionale, massimo 300mila euro de stipendio all’anno, diritti d’immagine alla società, non più di tre tatuaggi, scarpe 42, adenoidi fatte, militesente e auto propria. Mica stamo qua a pettinà le bambole, eh”. <strong>Lei citava il merchandising, ci sono novità in vista?</strong> “Beh, le ultime le avete viste: gli occhiali del Napoli, i guanti del Napoli e il motorino del Napoli. Ma il mio staff è sempre in brain storming e me sta a dà ‘na cifra de soddisfazioni. C’hanno quattro o cinque idee by fear, da paura: ad agosto partiamo con il bagnino del Napoli, che sarà su tutte le spiagge d’Italia: se sei tifoso te salva, sinnò te fa annegà. Poi, a settembre, partiamo con la scuola elementare del Napoli: grembiulino azzurro con nome e numero stampati dietro, insegnanti in divisa ufficiale, materie ad hoc come “Vita e opere di Sallustro”, “Da Paestum a Castelvolturno, geografia del Napoli Soccer che fu”, “Le grandi promesse azzurre: da Berrettoni a Hoffer, passando per Ignoffo”. Infine, a Natale, il regalo più atteso: il cane del Napoli. E’ un incrocio tra un mastino napoletano e un puffo, una bestia very strong però tutta azzurra. Sarà il nostro hit product 2011”. <strong>Grazie, presidente.</strong> “Ma de che, figurete”. <strong>le interviste impossibili di Fabrizio Cappella</strong>

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