Via Emilia, Napoli e Lambrusco

Le mie origini napoliste risalgono ad un Napoli da radiocronaca in un’assolata via Stadera e a qualche gita premio con mio padre a Fuorigrotta (tramite tram n.1). Lo stadio vero e proprio è stato uno sviluppo successivo lungo una decina d’anni e poi, nell’85, il trasferimento in una tutt’altro che assolata Emilia dove il Napoli erano i commenti di Quelli che il Calcio di faziana memoria o un Necco al Novantesimo Minuto. Mi accontentavo dei Cesena-Napoli o dei Bologna-Napoli, o di un incredibile Modena-Napoli (1-4) di Coppa Italia, con ancora il Pibe, anche se in fase calante, ed il “Braglia” stracolmo di oriundi napoletani con i pochi modenesi in curva ospiti.
Perché Modena è una succursale di Napoli, (ultimamente e prevalentemente, una succursale di S.Cipriano e di Casal di Principe), e la via Emilia un affollato bar dove gli accenti più diversi (tutti però di radice napoletana) trascorrono le domeniche mattina ad urlare la loro propensione mazzarresca e la domenica pomeriggio ad urlarne le gesta.
Ma io sono un anti-Mazzarri. Tanto che volevo scrivere un libello di proustiana memoria e intitolarlo: Contro Mazzarri (e contro i modenapolisti che lo esaltano). Poi ho desistito, non avrebbero compreso, ho mollato il condominio vista tangenziale/Maserati e mi sono trovato, da qualche mese, un luogo silenzioso dove guardarmi in perfetta solitudine (e senza insopportabili rumori di fondo) la mia creatura.
Incazzarmi per Cigarini in panchina, esaltarmi per Maggio e Hamsik e Campagnaro, urlare quando, dopo dodici tentativi andati a vuoto, el tanque la butta dentro. Il tutto nel più perfetto silenzio della mia casetta dispersa nelle brume della bassa modenese con la sola illuminante compagnia di una bottiglia di lambrusco di Sorbara gelato, a chilometri zero.
Certo ogni tanto infrango l’ordine e, nostalgico della torcida, cedo alle insistenze del figlio, modenese di anagrafe ma napolista di professione, sobbarcandomi qualche full-immersion da stadio a Parma o a Bologna. Oppure esco dallo sdegnato silenzio in cui mi sono costretto e mi spingo a motivare la mia avversione per il Pocho durante certe lunghissime trattative sindacali nelle quali 3 su 4 dei segretari della controparte condivide la mia insana passione ma non cede su Lavezzi.
Poi però il weekend è mio, Sky il mio totem, il Napoli torna ad essere il tango di via Stadera, io il solito buzzurro del Purgatorio a Poggioreale.”
Paolo Birolini

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