Blanc dopo Maradona
un altro ex azzurro ct

Non fecero in tempo a vedersi, incrociarsi. Il primo, il più grande giocatore del mondo, la mano de dios, Maradona giocò l’ultima partita nella stagione 90/91; l’altro, ha giocato un anno di maglia azzurra (stagione 91/92), rimastagli in gola, una stagione in cui qualche soddisfazione, però, se l’è levata: 6 gol, un quarto posto e la qualificazione europea, ma poco feeling con la dirigenza e addio senza troppi rimpianti. Blanc, insomma.
Il primo, il predestinato, si è ritrovato sulla panchina di una delle formazioni che aspira a vincere il Mondiale sudafricano (anche se qualcuno lo critica ferocemente) grazie al suo vero unico erede, quel Messi che l’allenatore biancoazzurro coccola come un figlio; il secondo, meno predestinato, si ritroverà presto a gestire una formazione che da troppo tempo – éra Domenech – non si leva qualche bella soddisfazione.
Da ieri, infatti, l’ex difensore partenopeo, soprannominato in patria “Il Presidente”, si è ritrovato a dover prendere in mano le redini dei galletti quando saranno di ritorno dal Sudafrica. In una nazione che ha vissuto questi ultimi anni come una tragedia greca, soprattutto quella maledetta (per loro) finale di Berlino – testata a Materazzi, testata di Materazzi e rigore nel sette di Grosso – l’arrivo di Blanc non ha trovato tutti d’accordo. Data la giovane età dell’allenatore transalpino, chissà che a qualche osservatore ossessionato dal calcio italico non sia passato per la mente il paragone con la parentesi sfortunata di un altro giovane allenatore passato per l’azzurro della nazionale (e successivamente, ma se lo ricorderanno in pochi tra qualche anno, per l’azzurro della casacca napoletana).
Difensore elegante e prolifico (grazie anche alle sue capacità sui tiri piazzati), vincente, soprattutto grazie al gran campionato vinto lo scorso anno a Bordeaux, dove ha messo fine allo strapotere del Lione che andava avanti ormai da anni, ma con una stagione gettata nel finale quest’anno. E’ giovane Laurent, 44 anni, ma sa bene il fatto suo e sono lì a dimostrarlo oltre alla vittoria in campionato, i suoi exploit con la nazionale: le vittorie mondiali del 98 – quella in cui una nazione intera aspettava il suo bacio al capo pelato di Barthez – e quelle europee nel 2000 che lo hanno catapultato tra i miti dello sport francese. Trascorsi che permisero si parlasse di lui alla testa della selezione francese già nel 2004 quando aveva appena appeso le scarpette al chiodo, ma Domenech lo fregò e così “ripiegò” nel 2007 a Bordeaux dove dopo un secondo posto e un premio come miglior allenatore della Ligue 1, al suo primo anno di panchina, vincerà lo scudetto al secondo, mostrando oltre alla sua serietà e dedizione, anche le sue capacità di far girare la squadra – e dando fiducia al troppo presto maltrattato Gourcouff.
Quest’anno non ce l’ha fatta, e ha dovuto lasciare lo scettro a un altro giocatore che da allenatore è stato abbastanza maltrattato dalle nostre parti: Didier Deschamps, infatti, ha portato il Marsiglia a vincere il campionato e far mangiare le mani agli juventini – che ultimamente nella scelta degli allenatori scarseggiano un po’ (vedi Ranieri, il quale allenò proprio Blanc al Napoli, in un circolo vorticoso che vuole un altro ex napoletano sulla panchina del Bordeaux al posto di Blanc: Gianfranco Zola. Insomma, tutto torna… a Napoli). Proprio questo finale di stagione e le accuse dei dirigenti girondini ai dirigenti nazionali hanno rischiato di rendere un po’ più amaro questo passaggio voluto da tutti.
Ma è di ieri la notizia che finalmente l’accordo si è trovato e per un milione e mezzo che la federazione girerà al club il matrimonio si farà, e chi se ne frega se Domenech è sempre lì e ha un Mondiale da giocare, segno evidente delle speranze che i francesi ripongono in questa Coppa. Chissà se il vecchio Raymond riuscirà a entrare anche lui nella storia del calcio francese… non saremo noi, comunque a fargli l’in bocca al lupo.
<strong>Francesco Raiola</strong>

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