Festa a Torino, poi forza Napoli

Domenica 9 maggio doveva essere la domenica clou dell’annata  calcistica partenopea e quindi avevo iniziato con largo anticipo tutti i miei riti propiziatori che, nel mio caso di marito con moglie agnostica, consistono essenzialmente in opere di dissuasione e depistaggio rispetto ad eventuali impegni domenicali. Ma domenica 9  maggio è anche la Festa della Mamma ed io in casa ho una mamma “fresca” di 10 mesi che, giustamente, reclamava le sue attenzioni e poi c’era  quell’impegno latente con i nostri amici Gioia a cui avevamo solato il  battesimo del piccolo Francesco un mese fa…
Sta di fatto che il programma doveva essere visita al mattino ai Gioia fino a massimo le 12,15 (e sì: qui a Torino si usa anche così, mica si offendono se non resti a mangiare il ragù!) e pranzo con cognati, suoceri e polenta, il che significava, o rinunciare alla partita, oppure fare il solito scostumato ed alzare i tacchi alle 14,45. A questo punto che ti succede? Che il parentume inizia a tirare fuori: lardo della Val d’ Aosta rosa e profumato, pancetta dei monti “non so che” morbida che si scioglie in bocca, Nebbiolo e Ruché di cantina e… annusa che ti annusa, saggia che ti assaggia, stavo proprio pensando di mandare all’aria la scostumatezza per trasformarmi nel marito modello (scusa Ilaria) che tradisce la squadra del cuore per stare a fianco della famiglia (a magna’!). Dacci dentro allora con la polenta (solo perché era di grano  saraceno, però…) e le salsicce, gli insaccati e il vino DOC fino a  quando il mitico Ettore (papà di mio cognato e juventino imperterrito)  si inizia a preparare perché ha appuntamento per andare allo stadio… Allo stadio?! Azz’ e io che penzavo e fa’ ‘o scostumato! A questo punto come avrete facilmente immaginato ho aspettato che Ettore andasse via per primo, non senza gufargli un pestifero 1-1 (‘a cazzimm’ a  Torino nun ‘o sanno che significa), per poi avere campo libero dalla  maleducazione e poter sgusciare via dai fumi del cibo con il solo obiettivo di gustarmi in beata solitudine la festa del S. Paolo. Forza Napoli gridavo io, forza Napoli c’è scritto sul bavaglino-amuleto e via  in Europa con la Juve a leggerci la targa (per non essere volgari): aaaaaah comm so’ cuntento!

Diego Fusco

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