Un pomeriggio fantozziano al battesimo di Ezequiel

Al 28′ del primo tempo il bambino veniva ribattezzato Andrea Francesco Ezequiel, dopo un urlo liberatorio del “marconista” che cercava conferma al gol del Pocho con un ponte radio tra il giardino e il salotto di casa. Destra, destra, su, punta l’antenna, muovila, carica, caricaaaa: pilotare un telefonino verso il segnale era come guidare il Titanic tra iceberg, tuoni e tempesta, Ma qualcosa, dal San Nicola di Bari, trapelava. Le condizioni meterologiche avverse rendevano difficili i collegamenti tra quel salone da ricevimento di via Manzoni – dove si festeggiava un classico battesimo domenicale con inizio ore 15 e brindisi finale al 95′ – e un qualsiasi cellulare o essere umano telemunito disposto ad aggiornare gli invitati sua Bari-Napoli. Ma il marconista sulla sua torre, le lunghe dita celesti nell’aria, dimostrava di saperci fare.
Fuori le orecchie si mescolavano, due jene vendutesi al Fantacalcio esultavano a cazzo, dentro ci si litigava un rustico, fuori per un tacca di Tim si provavano posizioni alla Momix, dentro le donne allattavano, dispensavano pappine, qualcuna forse, sgravava, nell’indifferenza del maschio tifoso. Il due a zero del Pocho mi sorprendeva in cima a una scalinata che inghiottiva bambini indemoniati e li riportava in superfice angelici e sorridenti, un misterioso buco nero che in un primo momento avevo ribattezzato la Guantanamo degli infanti, per poi scoprire, a fine partita, che in realtà si trattava di un’enclave del cazzeggio anarchico autogestito dai Baby Cobas costitutitisi in apertura di battesimo. Ancora Lavezzi! Chiedevo conferma al papà del battezzato, Adriano, che per la perfetta riuscita del ricevimento decideva di confermare tutto; anzi, poco dopo arrivava trionfante in sala ad annunciare la tripletta del Pocho in sforbiciata da centrocampo. Eravamo a un passo dalla corazzata Potemkin di Fantozzi.
Ma era al momento della parmigiana che iniziavano ad arrivare voci di strane rimonte baresi, di un gol che nessuno confermava ma di cui in tanti avevano saputo. Era in quel momento che sul mio cellulare , grazie a un’improvvisa voragine spazio temporale su Posillipo, si abbatteva una scarica di sms. Li aprivo tutti contemporaneamente, ed erano tutti uguali: annunciavano il gol del Napoli. Il primo… L’sms con l’annuncio del fischio finale mi avrebbe raggiunto solo a tarda sera, sulla Napoli-Roma, zona autogrill. La Macchia. Nel frattempo però arrivava la conferma della vittoria del Napoli, il dado era tratto, il battesimo salvo, papà e mamma di Andrea Ezequiel felici, i tre punti nel cassetto. Un bicchiere di Amaro Montenegro e il nitrito di un cavallo avrebbero suggellato al meglio quell’impresa: il gusto pieno della vita che nasce e viene battezzata nel giorno che non t’aspetti. Con l’incubo di bussare a una finestra di via Caravaggio per chiedere: scusi, chi ha fatto palo?
<strong>Luca Maurelli</strong>

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