Società campioni e stadio
è l’ora di chiarezza

Cinque partite alla fine, il Napoli riparte dal settimo posto. Più che la sconfitta, nuoce una ingiustificata atmosfera di isterismi e depressione. Le chiassate di sabato vanno dimenticate subito. E’ il momento invece più delicato e interessante. Quello della chiarezza. Delle grandi scelte. Delle analisi, e non dei processi. Il Napoli ora deve scindersi. La squadra può seguire l’itinerario più difficile e affascinante, lottare nella speranza che sia ancora possibile la qualificazione europea. Il pubblico le sarà vicino in questo pellegrinaggio. La società no, deve staccarsi dal campionato e preparare il prossimo. Con razionalità. L’ultima sconfitta acceca anche i tifosi più vicini. Una serataccia di puerile follia, colpi di teatro che ribaltano l’1-0 in 2-3, pesano sulla classifica, accorciano gli orizzonti, ma non cancellano i pregi di una stagione. La squadra ha 49 punti dopo 33 gare, è settima con altre 5 da giocare, può ancora recuperare qualche posizione. Ne aveva appena 42 l’anno scorso alla fine, e fu dodicesima. Questo campionato sarebbe stato ancor più brillante senza Donadoni. Sette punti in sette gare. Media pessima, la stessa delle ultime undici giornate. I risultati e le illogiche formazioni non determinarono il licenziamento a giugno. Mazzarri vanta una media più alta: punti 1,6 nelle sue 26 gare. Il calcolo è suggestivo. Senza l’handicap di Donadoni, applicando la media Mazzarri anche nelle prime sette gare il Napoli avrebbe oggi quattro punti in più. Quanti? Non gli attuali 49 ma 53. Meno eccitante il calcolo per la Champions. L’anno scorso si qualificò la Fiorentina con 68 punti. La quota sarà più bassa, ma se il Napoli ottenesse 15 punti su 15 finirebbe a 64 punti. Pochi. L’Europa League rimane obiettivo di prestigio, bastano 60-61 punti contro i 64 del 2009. Fondamentale invece il lavoro della società. Sulla scorta di quanto appare, ecco 7 motivi di riflessione.

1) Mazzarri ha dato dignità al campionato, lasciando anche il ricordo di vittorie spettacolari. Ha rivalutato giocatori spariti: Pazienza, Aronica, Grava, Zuniga. Ha esaltato Cannavaro. Ha curato come nessuno aveva mai fatto la fase difensiva, spiegando diagonali e scambi. E’ caduto, però, in qualche provincialismo: vuole pochi giocatori e fa cedere agli altri, traspare oltre misura il vittimismo degli arbitri, tollera un solo dirigente che egli stesso ha scelto e fatto assumere. Un grande club deve avere un manager autorevole che protegga l’allenatore nelle difficoltà, che metta a tacere i giocatori scomodi, ma che chieda al tecnico conto del suo operato e dei suoi atteggiamenti. Dov’è lo stile Napoli?
2) Il Napoli ha assunto due osservatori abili nel pescare talenti sui mercati poveri. E’ la politica dell’Udinese. Il Napoli non ha strutture per un settore di alta formazione, ha invece un pubblico generoso ma esigente, dà molto ma pretende subito, non aspetta che un ivoriano o un ghanese maturino in tre o quattro anni.
3) Politica giusta se in parallelo arrivano per uno scatto immediato di qualità anche giocatori giovani ma pronti. Il Napoli ha bloccato la crescita del leader della Under 21, Cigarini, per un errore di mercato. Donadoni lo richiese, ma con Hamsik e due attaccanti non c’era posto per un regista. Hanno infatti giocato Pazienza incontrista e Gargano cursore.
4) Manca la smentita alle voci di una possibile cessione di Hamsik in Inghilterra. Un centrocampista che segna 12 reti è la prima pietra della ricostruzione.
5) Dopo i 52 milioni della scorsa estate, ne occorrono altri. Magari 80. Finora il Napoli ha chiuso i bilanci in attivo. La società per in vestire di più deve incassare di più. A che punto è il marketing?
6) Gli acquisti. Almeno due attaccanti, uno da venti gol e un altro di pari forza. Due stelle. Poi, due centrocampisti di quantità e qualità confermando Cigarini, almeno un difensore rapido. Urgente salvare Santacroce, consegnato alle malinconie della Primavera. E’ un caso.
7) Sorprende il silenzio sul restyling dello stadio, insicuro e indecente. Il Napoli ha una clausola che lo favorisce e lo inchioda. La priorità, sancita dalla convenzione con il Comune, su qualsiasi gruppo e progetto. E allora?
De Laurentiis merita la più ampia fiducia per intuito, coraggio e cultura di impresa dimostrati. Ma il Napoli vuole sfondare le porte del grande calcio. Batte la sua ora. Quindi, presidente?
<strong>Antonio Corbo (Tratto da La  Repubblica)</strong>

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