Saviano racconta Messi
partendo da Diego

Colpo a sorpresa nella puntata domenicale di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, su Raitre. Protagonista: Roberto Saviano. L’autore di Gomorra, che ha squarciato il velo di tenebre sulla camorra dei Casalesi e non solo, tradotto in 57 paesi (ultimo, la Georgia), alla fine della conversazione con Fazio ha mostrato una maglia numero dieci del Barca. Con tanto di dedica autografata. Firmato: Lionel Messi. A quel punto, Saviano si è alzato in piedi e ha fatto un toccante monologo sulla Pulce. Lo scrittore è partito dal culto di Diego Armando Maradona e così nello studio è improvvisamente calata la storica voce del telecronista argentino Morales che tenta di raccontare il Gol (con la maiuscola) che El Diego infilò alla perfida Albione partendo dalla propria metà campo. I dribbling di Maradona sono più veloci delle parole di Morales e il telecronista è costretto a un colpo di genio: riassume con un semplice ta-ta-ta-ta-ta gli ultimi metri di quell’azione eterna. Piantata questa lapide all’inizio del monologo, Saviano ha poi raccontato la vita di Messi. La crescita bloccata, la cura ormonale a Barcellona, le controindicazioni mediche che lo facevano stare male, i genitori poveri, la luce dell’esordio. E soprattutto un’ossessione: imitare Diego. Saviano rivela quello che gli ha confidato Messi: ripetere al millimetro le più grandi magie di Maradona. Altro silenzio. Altra interruzione. Stavolta immagini, non radiocronaca. Un gol di Lionel al Getafe che sembra la fotocopia di quello all’Inghilterra. Impressionante. L’ossessione di Messi, quindi, riconduce secondo me il dibattito sul paragone con Diego, avviato da Gallo e Botti, in un altro ambito. Non contrapposizione tra la rivoluzione del Che e il riformismo di Zapatero, ma rapporto diretto tra Maestro e Discepolo. Di più: la stessa relazione che intercorre tra una Divinità e il suo Profeta prediletto. In pratica, Lionel è un fervente credente delle opere del suo inarrivabile predecessore. L’unico Papa possibile, in venti anni di attesa, della Chiesa maradoniana orfana del Maestro. Ecco, letto in questa luce, il destino di Messi può entrare nella leggenda collettiva di due popoli, argentino e catalano. I numeri ci sono. Non senza dimenticare una fondamentale differenza tra le biografie della Divinità e del Profeta. La prima, a Barcellona, trovò la cocaina per la prima volta e il fallaccio di un difensore il cui nome merita l’oblio perpetuo. Il secondo, nella stessa città, ha trovato la cura per guarire dai suoi problemi di salute. <strong>Fabrizio d’Esposito </strong>

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